Nella Grecia Antica la medicina entrò a far parte del movimento filosofico e assunse caratteristiche scientifiche. La medicina dei tempi omerici ha già i caratteri di una professione, ben ordinata su basi sicure: esiste una nomenclatura delle varie parti del corpo, identica a quella che riscontriamo più avanti negli scrìtti di Ippocrate, le descrizioni delle cure, specialmente delle ferite, dimostrano una sicura esperienza e l’opera del medico e del chirurgo sono già nettamente distinte. Nell’intera antichità greca, anche dopo la separazione tra medici e sacerdoti, la guarigione fu considerata essenzialmente un fenomeno spirituale e fu associata a molte divinità.
Esculapio, figlio di Apollo, divenne nella mitologia il dio della medicina e gli vennero dedicati templi che erano veri luoghi di cura dove accorrevano malati e pellegrini. Pitagora si occupò di fisiologia ed epidemie, Lisippo affermò che nulla avviene senza una causa, Epicarpo sostenne che solo la natura può intendersi di ciò che è salutare.

• La Scuola di Kos. È verso il VI secolo a.C. che ha inizio nelle prime scuole filosofiche la medicina scientifica. Ippocrate fu il medico più illustre della Grecia antica ed è riconosciuto come il padre fondatore dell’ars medica antiqua, nacque nell’isola di Kos, attorno al 460 a.C. da una famiglia aristocratica di antiche tradizioni mediche. Scrupoloso ricercatore e acuto osservatore, egli rinnovò il concetto di medicina allora associato all’intervento divino.

• La malattia non fui origini divine. Egli sosteneva che la malattia e la salute avevano ben poca attinenza con il mondo degli dei e che non erano punizioni o doni, bensì il risultato naturale di precise circostanze del rutto umane.

• Il Giuramento d’ìppocrate. Le sue opere e quelle dei suoi discepoli, una sessantina circa, sono raccolte nel Corpus Hippocraticum e fra gli scritti etici troviamo il Giuramento che veniva pronunciato dai medici della scuola quando iniziavano l’esercizio professionale ed è utilizzato ancora oggi.

• Energia vitale. La concezione scientifica della medicina ippocratica nasce dalla medicina babilonese e da quella egiziana ed ha un indirizzo cosmico e unitario, secondo il quale la natura individuale possiede i caratteri e le funzioni di un’energia vitale ed è la suprema regolatrice dell’armonia necessaria alla vita. Era doveroso esaminare il malato molto attentamente, tenendo conto dell’aspetto estemo, della respirazione, del sudore, delle scariche, dell’urina e della temperatura.

• L’Organismo come Unità. Nel campo della patologia, la scuola ippocratica è la fondatrice della dottrina costituzionale, secondo la quale l’organismo costituisce un’unità e non una somma di organi, una visione molto in linea con la medicina orientale. È questa scuola che afferma per prima l’azione dell’ambiente sull’essere umano, sull’origine delle malattie, sull’importanza dell’eredità, enunciando il concetto dell’adattabilità dell’essere umano all’ambiente.

• Cogliere i segni. Per Ippocrate il medico doveva essere un attento osservatore dei segni della malattia e il suo compito era di aiutare la natura nel suo atto guaritore; vista, tatto e udito erano inoltre gli organi di senso che più andavano sviluppati. La salute dell’organismo è data dalla proporzione fra questi umori chiamata crasi; un’antica concezione umorale già riconosciuta nell’arte medica indiana. Se vi è un disequilibrio, cioè discrasia, il medico deve curare il paziente attraverso l’alimentazione, l’ambiente climatico esterno e facilitare un favorevole e benefico influsso che si instaura fra microcosmo e macrocosmo.

• La Teoria dei Quattro Elementi. Tutte le cose che stanno sotto il cielo della Luna sono formate da quattro elementi fondamentali: la Terra, l’Acqua, l’Aria e il Fuoco e posseggono, a coppie, le quattro qualità fondamentali dei corpi: il caldo, il freddo, il secco e l’umido. Il Fuoco sarà di natura calda e secca, l’Aria calda e umida, l’Acqua fredda e umida, la Terra fredda e secca.

• Il Quattro Umori. Dottrina fondamentale della scuola ippocratica è quella della patologia umorale, secondo la quale quattro umori cardinali formano gli elementi del corpo umano e della vita. Le qualità caratteristiche associate a ogni umore sono rispettivamente: per la flegma il freddo umido; per il sangue il caldo umido; per la bile gialla il caldo secco; per la bile nera o atrabile il freddo secco. Gli umori hanno sede negli organi del corpo: la bile nera viene dalla milza, la bile gialla dal fegato, la flegma dal cervello, il sangue dal cuore.
Come per i cinesi l’energia nei Meridiani varia durante il giorno, cosi gli umori, durante l’arco della giornata, possono prevalere o diminuire: nelle prime tre ore del mattino e nelle ultime della sera prevale il sangue, nelle sei ore in mezzo al giorno la collera, la melancolia nelle prime tre ore della sera e nelle ultime tre del giorno, mentre nelle sei ore a mezzo della notte domina la flegma. Anche le età dell’uomo sono caratterizzate dalla prevalenza dei quattro umori: la flegma, fredda e umida, prevarrebbe nella puerizia, il sangue nella giovinezza, la collera nella maturità, la melancolia, fredda e secca, predominerebbe nella vecchiaia avanzata.

• La patologia Umorale. Il corpo umano è governato dall’insieme dei quattro umori che, combinandosi tra di loro, originano lo stato di salute o di malattia. Le funzioni normali o patologiche, il benessere o la malattia corrispondono a una situazione di perfetto equilibrio o di squilibrio degli umori. L’alterazione profonda di uno degli umori o il predominio eccessivo procura la malattia in forma più o meno grave. La prevalenza di uno dei quattro umori conferisce particolari caratteristiche all’essere umano: si costituisce il principio dei temperamenti, nel loro complesso aspetto somatico e psichico. La prevalenza di un umore rispetto a un altro nell’organismo genera quattro complessioni, quattro temperamenti: il tipo sanguigno, pingue e gioviale, allegro e rubicondo, propenso al cibo e
a Venere, il collerico, magro, gracile, di bel colore, irascibile, astuto, generoso e avido di onore, il flemmatico grasso e torpido, ozioso e poco intelligente, il melancolico magro, debole, terreo, avaro, triste.

• Uomo e Natura. Come per i cinesi e per gli indiani, anche per Ippocrate le leggi che regolano il macrocosmo sono le leggi che regolano il microcosmo. I principi che regolano la complessione nell’uomo sono gli stessi che presiedono le caratteristiche di tutto ciò che e vivente o non vivente: animali, piante, minerali. Tale complessione può influire sull’uomo in vario modo, attraverso l’alimentazione, dove ciò che viene ingerito si trasforma in tutto o in parte in membra attraverso la digestione. Le proprietà intrinseche di ciascun umore consentono di associarlo a una delle quattro stagioni dell’anno: alla bile nera è associato l’autunno, alla bile gialla l’estate, alla flegma l’inverno, al sangue la
Primavera. Sulla base del finalismo che governa la natura, ogni organo possiede una sua «facoltà naturale» che ne spiega la funzione specifica e che può essere attrattiva, trasformativa o espulsiva.

• Non è squilibrato l’organo, ma l’organismo. «Non esistono malattie, bensì malati» (Ippocrate). Secondo questa concezione, la patologia non è mai localizzata in un singolo organo ammalato, ma è da ricondurre a uno squilibrio generale della persona.

• Il Corpo ha in sé le Forze per Guarire. La scuola ippocratica attribuisce la massima importanza alla Vis Medicatrix Naturae, la forza sanatrice della natura: nell’organismo è insita la tendenza alla guarigione e il decorso della malattia rappresenta i tentativi dell’organismo di riparare con le proprie forze le lesioni. Il corpo ha in sé i mezzi della guarigione e tende a espellere ciò che è nocivo: la Natura è il medico delle malattie e occorre seguirne gli insegnamenti. La terapia consiste nel promuovere questa difesa naturale, aiutando l’organismo a «purgarsi» attraverso modi indiretti e blandi, mai mezzi violenti e squilibrati. Come per la medicina ayurvedica, cinese e tibetana, per sostenere la Vis Medicatrix naturale, la dieta aveva una grande importanza ed era fondamentale anche
per riequilibrare i temperamenti con la prescrizione di alimenti umidi, caldi, freddi, asciutti, a secondo del diverso temperamento del malato oppure a secondo delle caratteristiche della malattia in atto.

Separazione che non c’è. Tutta la dottrina ippocratica è essenzialmente biologica: la medicina da lui iniziata è intesa come scienza e arte a un tempo, il cui unico scopo è lenire le sofferenze del malato. Nel suo insegnamento egli riunisce tutte le norme fondamentali, che devono guidare il medico nel ragionamento, nella pratica e dargli la
coscienza di compiere un’opera nobile e santa. La medicina ippocratica si stacca completamente da quella sacerdotale e magica e si fonda soltanto sul ragionamento, sulla natura e sull’esperienza. L’insegnamento d’Ippocrate fu il fondamento della scienza medica dall’epoca fiorente della scuola sino alla fine del ‘700 in tutte le scuole mediche
d’Europa. Osserviamo con un certo stupore che la medicina europea nasce su basi molto simili a quelle che sostengono le medicine orientali: la separazione tra Oriente e Occidente non era ancora avvenuta. Nell’attuale indirizzo della medicina scientifica, vi è un manifesto ritomo alla concezione ippocratica e particolarmente alla patologia umorale, alla dottrina costituzionale e al concetto della forza guaritrice della natura.

• Aristotele e il sapere biologico. Tra il 350 e il 330 a.C. Aristotele e i suoi discepoli accumulano un grande patrimonio di conoscenze biologiche, che consentiranno, all’inizio del 111 secolo d.C, nell’ambiente del Museo di Alessandria, la trasformazione del vecchio sapere medico in una vera e propria scienza biologica.

• Galeno. Claudio Galeno, figlio di un matematico e architetto, nacque a Pergamo, città della Magna Grecia, attuale Bergama, Turchia occidentale, nel 138 d.C. e morì nel 201. Coltivò in patria la filosofia e si rivolse poi alla medicina, approfondendone lo studio a Smirne, Corinto ed Alessandria, dove conobbe indirizzi e maestri diversi; da medico dei gladiatori in Pergamo divenne medico di Marco Aurelio e degli imperatori suoi
successori.

• L’inizio della specializzazione. Pur conservando tecniche e concezioni tradizionali, come quella ippocratica dei quattro umori, egli innovò notevolmente l’impostazione della diagnosi, della prognosi e della terapia, non più generica di tutto il corpo, ma specifica degli organi malati, dando inizio alla specializzazione tipica della medicina occidentale. Galeno dominò incontrastato attraverso i secoli, fino al Rinascimento. Il suo influsso, che aveva dato origine a un metodo basato sulla equilibrata concezione della medicina come arte e come scienza (galenismo), poggiava su di un gran numero di scritti di vario contenuto. Galeno si considerò un filosofo, dal momento che la medicina non solo insegnava a conoscere il mondo naturale, ma consentiva a chi la praticava di ostentare tutte le
migliori qualità morali. Si interessò particolarmente alla logica scientifica, sviluppando le teorie di Aristotele e degli Stoici, in modo da dare alla medicina un più pertinente criterio espositivo e di ragionamento. Era ben consapevole che la mera esperienza e la pura osservazione non bastavano alla comprensione delle attività del corpo umano e delle differenze tra la condizione di salute e di malattia; la logica e l’analogia aiutavano a colmare le lacune lasciate dai dati dell’esperienza, ma l’integrazione delle une e degli altri erano essenziali per una prassi professionale corretta.

• Corpo e Anima. La medicina galenica può essere descritta come una fusione di nozioni sensoriali ippocratiche, di logica aristotelica e antropologia platonica. Pensava che nel Timeo Platone avesse dimostrato la stretta relazione tra corpo e anima e di come i cambiamenti fisici del primo influissero sulla seconda. Galeno fa propria la tripartizione platonica dell’anima e riconduce le qualità dei vari tipi di anima al temperamento che ha luogo negli organi corporei; tali qualità dipendono dal processo di generazione e formazione dell’embrione, dall’alimentazione e dal regime di vita.

• Nasce il riduzionismo scientifico. Galeno ritenne che l’anatomia fosse il mezzo primario e indispensabile per la conoscenza del corpo. Sostenne che l’ambito del sapere medico non potesse arrestarsi alle strutture anatomiche osservabili (organi intemi, tessuti…), ma dovesse risalire fino agli elementi primari costituenti dei corpi: aria, fuoco, acqua, terra con le rispettive qualità cioè freddo, caldo, fluido, solido. Nello scritto «Sull’uso delle parti», egli spiega la conformazione dei vari organi del corpo umano in base alle funzioni che ciascuno di essi deve assolvere: ogni organo è dotato della facoltà naturale di attrarre, trasformare o espellere e la perfetta corrispondenza di organi e funzioni è la manifestazione di un ordine divino provvidenziale.

• Il Corpo è una Macchina Perfetta. Sul piano anatomo-fisiologico, il corpo vivente appare come una macchina perfetta, a struttura elastico-fluida, composta di organi che la natura ha organizzato in modo da assicurarne l’armonica collaborazione, per salvaguardare l’ordinata funzionalità dell’insieme. La terapia era concepita come ripristino dell’equilibrio degli umori e venivano messe in rilievo soprattutto le alterazioni dei singoli organi. Galeno evidenziò l’importanza di modificare la terapia a seconda dei singoli casi e di prestare attenzione a tutti i fattori estemi che avrebbero potuto incidere sul risultato finale. La sua opera rappresentò per molti secoli uno dei più monumentali lasciti dell’antichità classica riguardo il grande sistema di un sapere sulla natura vivente; l’Ars medica, il trattato che compendia le regole terapeutiche galeniche, rimase fino al ‘600 il testo fondamentale della professione medica.