La civiltà e la cultura cinesi si fondano su una base filosofica elaborata soprattutto dai principi del Confucianesimo, del Taoismo e in seguito del Buddhismo (Neo-confucianesimo). L’importanza che la filosofia cinese dà alla complementarietà si riflette in un atteggiamento sintetico tra i vari sistemi di pensiero che unisce teorie e approcci alla vita talvolta anche conflittuali, riconducendoli armoniosamente in una nuova totalità.
Nel Taoismo la meta viene perseguita nel tentativo di diventare una cosa sola con la vita interiore dell’universo, nel Confucianesimo l’accento è stato posto sullo sviluppo delle qualità morali dell’uomo che si ottiene coltivando il sentimento e le virtù sociali.

Il Tao, la Sorgente
È la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi del- l’universo: il Tao è indicibile, ineffabile, indeterminato, è il principio primo e assoluto, esso è prima di tutte le cose, dà loro l’esistenza.
Il Tao è oltre ogni denominazione, visto che è la fonte da cui tutto deriva non può essere nominata, costituendo l’origine dei nomi e di ogni descrizione possibile. Tao è quindi un non-nome: indica ciò che consente alle cose di essere quello che sono, ciò che dà loro l’esistenza.
Il Tao è la sorgente sia dell’Essere che del Non-Essere.
Come principio primo e assoluto dell’esistenza, il Tao è completamente privo di caratteristiche, ma non è un semplice nulla, dato che è la fonte di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose che esistono, dà loro la vita e costituisce l’identità che è alla base di tutta la diversità e la molteplicità del mondo.
Sebbene non si possa parlare del Tao ma si possa soltanto accennarlo, lo si può in certo modo comprendere prendendone in considerazione il funzionamento, il Te.

Il Te, la funzione
La funzione del Tao non può ovviamente essere definita od osservata, ma poiché è la funzione del Tao che sorregge tutte le cose nel loro ordine naturale, qualcosa di questa funzione può essere vista osservando la natura all’opera.
La funzione del Tao si manifesta nel lavoro della natura, poiché ciò che le cose individuali possiedono del Tao è il Te o funzione del Tao. Il Tao in quanto sorgente da esistenza alle cose, mentre la funzione del Tao o Te da loro la diversità e la molteplicità. La parola  Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato morale bensì quello di vigore,
potenza, facoltà, efficacia.

Il Wu Wei, il non-agire
Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l’equilibrio cosmico. Esaminando il funzionamento delle cose nelle loro condizioni naturali, Lao Tze osserva che ciò che esse ereditano dal Tao come funzione è il un wei, ossia il non-agire.
Ciò che egli intende con il non-agire significa che le cose si compiono in modo spontaneo e naturale. L’uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l’armonia dell’universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao.
Il Tao dunque non è trascendente, ma immanente. Il Tao non resta in disparte dal mondo e non lo dirige da lontano, ma funziona attraverso il mondo ed è indistinguibile dal funzionamento del mondo. Il Tao non sta al di fuori della vita, ma entro la vita e nel mondo. Eliminando i desideri e lasciando che il Tao entri e ci pervada, elimineremo le
distinzioni di buono e cattivo, di bene e di male. Ogni attività verrà dal Tao, la vera fonte dell’esistenza, e l’uomo diverrà uno con il mondo che è la soluzione che Lao Tze porta al problema del male e dell’infelicità nella vita umana.
Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far
nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l’uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l’uomo è in completa armonia con tutto l’universo e la sua azione è l’azione dell’universo che fluisce attraverso di lui.
Il bene non viene compiuto dall’azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. Il suo consiglio ai governanti è quello di lasciare che il Tao operi liberamente, invece di tentare di opporsi alla sua funzione e di cambiarla. La soluzione è fondamentalmente mistica e dipende quindi dal raggiungimento
dell’unità con il grande principio interiore della realtà, il Tao.

Yin Yang
L’esistenza dell’universo deriva dall’interazione tra le due forze universali contrapposte dello Yin e dello Yang, ossia del Non-Essere e dell’Essere.
Qualsiasi cosa esistente è in un continuo mutamento ed è quindi dotata simultaneamente di Essere e Non-Essere. Ne deriva il mondo mutevole che viene esperito come Natura e che è il risultato di una continua interazione tra Essere e Non-Essere che ne costituisce il divenire.

Confucio 
Lao Tzu e Confucio erano contemporanei e la situazione di decadenza della dinastia Mici; dopo sei secoli ininterrotti di regno, spinse i due saggi a evocare i tempi aurei in cui vigeva la semplicità del Tao, per Lao Tzu, o la carità e la giustizia dei santi imperatori, per Confucio.
I concetti che troviamo alla base del Taoismo e del Confucianesimo preesistevano ai fondatori delle due scuole, i quali non fecero che elaborarli e fissarli in un corpo di dottrine: Lao Tzu con lo scritto, Confucio con l’insegnamento. Con l’esperienza che aveva fatto della miseria del popolo e della cattiva amministrazione dei governanti Confucio
fu naturalmente indotto a riflettere sul modo in cui la società poteva essere corretta. La filosofia di Confucio è umanistica e sociale, riguarda l’uomo e la sua vita all’interno delle istituzioni sociali piuttosto che la conoscenza della natura e delle leggi che regolano il cosmo.

Sensibilità e disciplina
L’uomo non si rivolge né alla natura né al soprannaturale per sapere come deve vivere e comportarsi, ma guarda in sé stesso per trovare bontà e felicità. Ciò che conferisce all’uomo la sua umanità è chiamato Jen, sensibilità umana, ed è la fonte di tutte le azioni umane. Se la prima regola del confucianesimo è agire in conformità allo Jen, occorre anche il Li, la disciplina morale, l’ordine e la regolamentazione.
Questi due concetti, Jen e Li, costituiscono la base del confucianesimo. 11 Li è una vera e propria dottrina sociale e morale, indica il rituale e la cerimonia, l’amore fra i genitori, pietà filiale nei figli, rispetto nei fratelli più giovani, amicizia nei fratelli maggiori, lealtà fra amici, rispetto per l’autorità tra gli individui e benevolenza nei legislatori.

Gli antichi che desideravano conservare il limpido e chiaro carattere del popolo del mondo
dovevano prima porre ordine nella loro vita nazionale.
Coloro che desideravano ordinare la loro vita nazionale,
dovevano prima mettere ordine nella loro vita familiare.
Coloro che desideravano porre ordine nella loro vita familiare,
dovevano prima curare la loro vita personale.
Coloro che desideravano curare la loro vita personale,
dovevano prima rettificare il loro cuore.
Coloro che desideravano rettificare il loro cuore,
dovevano prima rendere sincera la loro volontà.
Coloro che desideravano rendere sincera la loro volontà
dovevano prima ottenere una vera conoscenza.
Il raggiungimento della vera conoscenza
dipendeva dall’investigazione delle cose.
Quando le cose sono investigate,
allora viene raggiunta la vera conoscenza.
Quando è raggiunta la vera conoscenza,
la volontà diviene sincera.
Quando la volontà e sincera,
il cuore è rettificato.

Quando il cuore è rettificato,
la vita personale è curata.
Quando la vita personale è curata,
è regolata la vita familiare.
E quando è regolata la vita familiare, c’è ordine nella vita sociale
e quando c’è ordine nella vita sociale c’è pace nel mondo.
Confucio
Il Neoconfucianesimo
L’esponente principale fu Zhu Xi, un grande pensatore il cui prestigio fu secondo soltanto a quello di Confucio e di Mencio. Zhu Xi fornì un nuovo fondamento filosofico agli insegnamenti del Confucianesimo, conferendo loro una struttura unitaria e internamente coerente. Secondo il sistema elaborato da Zhu Xi, tutti gli oggetti in natura sono il prodotto di due forze inseparabili: Li, un principio o una legge universale e immateriale, e Qi, la sostanza di cui si compongono tutti gli oggetti materiali.
Spesso tradotto come «materia», Qi viene concepito come un continuum cangiante, soggetto a un costante mutamento secondo uno schema ciclico. Mentre Qi può mutare e dissolversi, Li, la legge fondamentale degli innumerevoli esseri che popolano il cosmo, rimane costante e inalterata. Zhu Xi, inoltre, riteneva che il Li del genere umano, ossia la natura umana, fosse sostanzialmente identico per tutti gli uomini.
L’esistenza di particolari differenze può essere ascritta alla variabilità nella proporzione e densità del Qi che si riscontra tra gli individui. Così, quanti ricevono un Qi torbido avranno una natura originaria offuscata e dovranno purificarla al fine di recuperare la propria integrità. Tale integrità può essere ottenuta estendendo la propria cono-
scenza del Li a ogni singolo oggetto. Si giunge alla saggezza quando, dopo prolungati sforzi, è stato indagato e compreso il Li universale o legge naturale intrinseca a tutti gli Cretti animati e inanimati.