Jung si staccherà da Freud e darà origine a una forma diversa di psicologia del profondo. L’approccio di Jung è molto diverso. Era uno psichiatra svizzero di religione protestante, aveva interessi spirituali ed esoterici, era un medium naturale e la sua teoria della psiche non riguardava solo le patologie mentali ma l’intera evoluzione umana, egli non praticava solo terapia ma sperimentava anche su sé stesso stati modificati di coscienza. Egli disse: «La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio».
Jung descriveva la vita umana ideale come un’opera d’arte sempre più orientata verso la dimensione Spirituale, in cui tutte le potenzialità si manifestano progressivamente, irradiando un grande disegno che costituisce lo scopo della vita. Ognuno di noi è guidato da forze misteriose vero il «processo di individuazione», la purificazione del nostro Io
fino al raggiungimento del Sé Superiore, scopo ultimo della vita umana. Jung vedeva la vita come un processo alchemico, trasformativo delle energie, in cui ognuno aveva il compito di purificare la propria materia grossolana per portarla alla luce, volgeva l’analisi in avanti, come un percorso progressivo di Illuminazione e chiarezza, verso una spiritualità crescente che inserisse l’uomo nel contesto sociale in forma più partecipativa.
Per Freud l’uomo soffriva di problemi sessuali, per Jung, invece, il suo dolore scaturiva da conflitti interiori e spirituali e doveva essere aiutato a dispiegare la propria interiorità. Secondo Jung noi soffriamo perché siamo anime oscure e involute, che devono passare a livelli di consapevolezza più alti. Jung comprese il valore dell’esperienza religiosa e spirituale ai fini dell’armonia, della serenità e della completezza della natura umana. Come psichiatra e psicoterapeuta, constatò come l’infelicità fosse da ricondurre alla rimozione della domanda religiosa, che è l’esigenza di trovare il senso della vita.
Jung è stato promotore di una nuova via orientata al dilatamento della coscienza, un’apertura di orizzonti che presuppone un processo di trasformazione interiore, esistenziale e spirituale che deve partire da una posizione di responsabilità nei confronti della propria esistenza. L’uomo diventa sé stesso nella misura in cui cresce in conoscenza e amore: «Tutti i miei pensieri ruotano attorno a Dio come i pianeti attorno al sole», arriverà a scrivere Jung. Egli supera la contrapposizione freudiana tra pulsione di vita e pulsione di morte e lo fa grazie al processo di individuazione: il conflitto è il dato strutturale creativo della psiche umana e la tensione a raggiungere l’integrazione delle diverse parti della psiche in una totalità chiamata Sé costituisce il cammino verso l’Illuminazione.

Il Sé è un’unione di coscienza (maschile-Sole) e inconscio (femminile-Luna). Vedremo come il Quarto Simbolo del III Livello esprima alla perfezione questo concetto:
In quanto concetto empirico denomino il Sé come il volume complessivo di tutti i fenomeni psichici nell’uomo. Esso rappresenta l’unità e la totalità della personalità considerata nel suo insieme. Poiché in pratica esistono fenomeni della coscienza e dell’inconscio, il Sé, in quanto totalità psichica, possiede tanto un aspetto cosciente quanto un aspetto inconscio. Empiricamente il Sé appare nei sogni, nei miti e nelle favole in una immagine di «personalità di grado superiore-, come re, eroe, profeta, salvatore ecc.; oppure di un simbolo della totalità, come il cerchio, il quadrato, la quadratura del circolo, la croce ecc. Rappresentando una complexio oppositorum una sintesi degli opposti, esso può apparire anche come diade unificata, quale e per esempio il Tao, fusione della forza Yang e della forza Yin, come coppia di fratelli oppure sorto l’aspetto dell’eroe e del suo antagonista (drago, fratello nemico, nemico mortale, Faust e Mefistofele ecc.)- Ciò vuol dire che sul terreno empirico il Sé appare come un giuoco di luce e di ombra, quantunque concettualmente esso venga inteso come un rutto organico e quindi come un’unità nella quale gli opposti trovano la loro sintesi. Poiché un concetto del genere si sottrae a ogni rappresentazione – tertium non datur: esso è anche, per questa stessa ragione, trascendente.
C. G. Jung, Tipi psicologici

lo, Coscienza e Inconscio
La coscienza è solo una piccola parte della totalità della psiche. Può essere paragonata a una piccola isola sperduta nel mare dell’inconscio. Al centro dell’isola possiamo immaginare un albero che chiameremo Io e che può essere considerato quella parte delle psiche che permette un adattamento alla realtà esterna. L’Io, quindi, è un insieme di rappresentazioni che costituiscono il Campo della Coscienza personale e che consentono di mantenere il senso della continuità e dell’identità con sé stesso.
Oltre all’Io e al Campo della Coscienza, vi è l’Inconscio Personale, rappresentazione di tutto ciò che sta leggermente sotto la soglia della coscienza stessa, che Freud definì come pre-conscio, vale a dire ciò che è dimenticato e che può essere riportato in superficie con uno sforzo di volontà e attraverso le libere associazioni.
Attorno all’inconscio personale vi è poi l’inconscio collettivo, i cui contenuti non sono né conosciuti né specifici per l’Io, perché non derivano da esperienze personali ma da una sorta di eredità del passato umano, come una «struttura cerebrale ereditata».
Questo sistema non è statico, bensì dinamico, in costante movimento; è un sistema che tende ad autoregolarsi alla ricerca dell’armonia tra conscio e inconscio. Quando questa armonia non si trova oppure si rompe, si avranno manifestazioni evidenti di squilibri psichici o fisici più o meno gravi.

Jung e i sogni
Jung individua nel sogno una straordinaria via per raggiungere l’inconscio e riconoscere la sua attività di autoregolazione della coscienza. I sogni, infatti, sono caratterizzati spesso da un linguaggio arcaico, pre-logico e simbolico, in cui non vi è traccia del sistema spazio-tempo, ci fanno nuotare nel mare aperto dell’inconscio alla scoperta di mondi che ancora non conosciamo. La psicologia junghiana aiuta l’individuo a dare un senso al mondo grazie alla capacità di rapportarsi al simbolo, riuscendo così a dare maggiore pienezza e spessore alla personalità.

L’Uomo, i Simboli e il Senso della Vita
L’uomo occidentale non è più in grado di interpretare il simbolo e conseguentemente ha perso la capacità di attribuire un significato agli eventi: da questo scaturisce la sensazione di impotenza, sconfitta e sopraffazione. Quando però l’uomo inizia una via spirituale e comincia a interrogarsi riuscendo a «strappare» una serie di contenuti all’inconscio, comincia a chiedersi il perché di tutto ciò che lo circonda e che sperimenta.
Se riusciamo a dare un significato a ciò che viviamo, la vita diventa ricca e interessante. La vera disperazione sorge perché non riusciamo a cogliere alcun senso in ciò che ci accade e restiamo imprigionati in una visione paranoica tesa ad accusare fatti e persone esterne come cause dei nostri problemi.
La paura del diavolo, alimentata dalle religioni, ha permesso per lungo tempo la rimozione e la proiezione della nostra ombra, essendo egli colui che rappresentava tutto il male del mondo. Per Jung invece l’inconscio possiede un grande dinamismo progettuale ed è la sede di una profonda sorgente di sapienza.

Quella di Jung è una vera e propria «psicologia della trasformazione» che riesce a superare la contrapposizione freudiana tra pulsione di vita e pulsione di morte, e lo fa attraverso il processo di individuazione cioè attraverso la tensione a raggiungere l’integrazione delle diverse parti della psiche in una totalità chiamata Sé, in cui il conflitto è il dato strutturale creativo della psiche umana.
Jung affermava di ricordare fin da bambino le sue vite precedenti. Era stato un crociato e nel 1700 un alchimista collegato a Paracelso.
Egli riteneva che la sua esistenza fosse un progetto dello spirito che, attraverso varie vite, aveva portato avanti una lotta della luce contro le tenebre. Il crociato aveva imparato a uccidere e a morire per la fede in Dio, l’alchimista aveva studiato i segreti della natura cercando di trasformare il piombo in oro e ora lo psichiatra tentava di cogliere l’aspetto divino e numinoso nel crogiuolo di una mente malata. Ogni esistenza aveva prodotto conoscenze diverse, ma tutte appartenenti a uno stesso progetto eroico e universale concepito e attuato da uno Spirito universale che parla attraverso gli Archetipi e i Simboli a essi connessi.
Il compito di Jung in questa vita non si limitava dunque nel lenire le sofferenze del malato ma piuttosto prevedeva la realizzazione di un progetto unitario della psiche in cui ogni essere umano potesse riconoscere un disegno all’interno di una serie di esistenze e dare con ciò un nuovo senso alla vita. L’immagine dell’uomo è per Jung di natura fonda-
mentalmente sana, è un complesso di forze in espansione, contraddittorie, di difficile armonizzazione ma portatore di una capacità di riequilibrio implicita nella sua realtà inconscia.
La psicologia junghiana aiuta l’individuo a dare un senso al mondo grazie alla capacità di rapportarsi al simbolo che ha la funzione di mediazione tra coscienza e inconscio e come tale può operare da agente trasformatore. Le vicende dell’individuo e quelle dell’umanità seguono un unico itinerario, ontogenesi e filogenesi procedono appaiate.
Sostiene Jung che l’uomo primitivo riuscì a strapparsi allo stadio primordiale con l’aiuto dei simboli religiosi e filosofici in quanto agenti di una funzione di mediazione tra coscienza e inconscio. Secondo Jung occorre lasciarsi guidare dal potere simbolico degli Archetipi non per perdersi nella loro infinitezza, ma per allargare i confini della nostra psiche a un divenire continuo. Divenire che realizza la coesistenza dei contrari che ci dividono: razionalità e irrazionalità, introversione ed estroversione; un’integrazione dell’inconscio che è educazione ed evoluzione.
Tutto può essere utilizzato come simbolo di un qualche cosa d’altro, vi sono simboli che hanno un’esistenza oggettiva, indipendentemente da chi li guarda: in questo caso si manifesta l’archetipo. Gli archetipi costituiscono la memoria dell’umanità che permane nell’inconscio, sono immagini originarie che partecipano all’istinto del sentimento e del pensiero. Si tratta di un inconscio collettivo, un’immagine virtuale del mondo che si trasmette per eredità genetica, una matrice comune a tutti i popoli.

Concezione freudiana e junghiana della Psiche

Quarto Simbolo
PROIEZIONE DEL PADRE
COSCIENZA
PIANO DELLO SPIRITO
Terzo Simbolo
SUPERIO
PENSIERO
PIANO DELLA MENTE
Secondo Simbolo
IO
AZIONE
PIANO DEL DIVENIRE
Primo Simbolo
ISTINTO
PIANO MATERIALE
ES

Quarto Simbolo
MONDO DEGLI ARCHETIPI
SE’
PIANO DELLO SPIRITO
Terzo Simbolo
INCONSCIO COLLETTIVO
PENSIERO
PIANO DELLA MENTE
Secondo Simbolo
CAMPO DELLA COSCIENCIA
AZIONE
PIANO DEL DIVENIRE
Primo Simbolo
ISTINTI
PIANO MATERIALE
INCONSCIO PERSONALE