Nel 1975 esce un libro fondamentale per il percorso di riunificazione del mondo materiale scientifico col mondo spirituale e filosofico, fra corpo e anima: Il Tao della Fisica dell’allora sconosciuto fisico-teosofo americano Fritjof Capra: è subito un enorme successo mondiale.
Il Tao della fisica di Fritjof Capra per la prima volta espone al grande pubblico mondiale una visione unitaria tra materia e coscienza, divulga i nuovi paradigmi unitari che stanno emergendo dalla scienza (soprattutto dalla fisica) occidentale e dal misticismo orientale. Capra non inventa alcuna nuova teoria, ma fa un acuto parallelismo tra le ultime acquisizioni della fisica con i più antichi testi orientali, in particolare indù e cinesi. Il principio ispiratore del libro è ancora attualissimo e la scienza, da allora, si è ancor più avvicinata alla religione.
Nei paragrafi che seguono analizzeremo sinteticamente alcune moderne teorie scientifiche e vedremo come tutte convergono verso una riunificazione tra corpo e anima, tra il tutto e l’uno. La trattazione non è esaustiva, ma ha lo scopo di illustrare come un sempre maggior numero delle moderne teorie scientifiche di punta stia convergendo verso una visione comune e come questa visione sia riconducibile, ma non identica, a quanto contenuto nelle visioni orientali. Capra negli anni successivi ha continuato in questa opera di grande divulgazione con una serie di ipotesi e di sintesi tra pensiero scientifico e spirituale nei libri: il punto di svolta, L’universo come dimora, La rete della vita e Verso una nuova saggezza. Anche Reiki, nato in Oriente e cresciuto in Occidente, può essere visto come una chiave per aprire la porta che ancora separa le due visioni e per realizzare una sintesi efficace.

Il paradosso della non località
Il paradosso della non località è sicuramente uno tra i più rivoluzionari fenomeni della fisica quantistica e dimostra l’esistenza di una dimensione oltre il nostro concetto di spazio e tempo, che connette gli oggetti informandoli a una velocità superiore a quel- la della luce, creando un vero e proprio ponte tra materia e coscienza.
Nel 1981 un’equipe di ricerca diretta dal fisico Alain Aspect ha condotto, presso il CERN di Ginevra uno dei più importanti esperimenti scientifici del XX secolo. Aspect ha dimostrato che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, che può essere anche di molti anni luce.
Se su una delle due particelle che provengono da una fonte comune viene condotta una alterazione di stato la seconda particella, che sta viaggiando alla velocità della luce in direzione opposta alla prima, viene inspiegabilmente anch’essa alterata a causa della modificazione imposta alla prima particella. Se alcune particelle subatomiche sono state insieme, correlate, esse conservano un’affinità permanente, che sembra in qualche modo trascendere le limitazioni fisiche.
La portata di questa scoperta è enorme, come enormi sono le sue conseguenze; il Trattamento Mentale e il Trattamento a Distanza di Reiki come invio di informazioni oltre i confini dello spazio-tempo che conosciamo sono scientificamente dimostrati dagli esperimenti di Aspect e dalla Teoria della Relatività. In una visione olistica del mondo, noi sappiamo che una teoria è valida a un certo livello, ma non è più valida ad altri livelli. In certi aspetti della vita possiamo continuare a utilizzare le vecchie leggi della fisica note a tutti, ma in altri dovremo utilizzare altre leggi.

La sincronicità
La sincronicità (syn = con e chronos = tempo) è un elemento essenziale nella com- prensione dei processi simultanei sia psichici (telepatia) che fisici (non località). In Occidente venne proposta scientificamente dal Nobel della fisica Wolfgang Pauli e dallo psicologo Cari Gustav Jung, anche se in Oriente questo concetto è insito nella filosofia e
nella cultura da millenni (basti pensare all’I Ching).
Questa legge fondamentale, che considera l’esistenza come un Tutto interconnesso e legato dal «senso», rappresenta l’altra polarità rispetto a quella di causa-effetto, per cui ogni evento è in qualche modo connesso dal significato a tutto il resto dell’esistenza. La non località dimostra in maniera scientifica la sincronicità, la connessione tra cose correlate oltre la dimensione spaziale della materia. Schopenhauer, parlando di armonia e connessione nella vita di ogni individuo, sostiene che la causalità è soltanto uno dei tanti principi che governano il mondo. Secondo Jung «soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi eventi privi di causa».

Ma tali eventi esistono (anche se, perlopiù, distratti come siamo e non abituati a vederli e a leggerli, non ci facciamo caso e li trascuriamo) e sembrano assomigliare a degli ordinamenti, «atti creativi» che fanno parte di un universo complesso e misterioso in continua creazione ed evoluzione. La conoscenza è polare, non esiste solamente quella razionale della mente, legata al polo causale, ma c’è anche una conoscenza intuitiva, legata al polo sincronico. Tutti i fenomeni che noi chiamiamo coincidenze sono legati alla sincronicità; quando facciamo un lavoro su noi stessi ci accorgiamo che le «coincidenze» nella nostra vita sono moltissime e, sapendo leggerle, siamo in grado di meglio gestire la nostra vita, di comprendere il linguaggio dell’Universo.

Scienza e coscienza
II principio di indeterminazione di Heisenberg, uno dei principi fondamentali della fisica quantistica, stabilisce che non si può conoscere perfettamente né il momento né lo stato di un’onda-particella, in quanto l’atto dell’osservare crea un’interazione con l’oggetto osservato e lo modifica: l’osservatore non è mai estraneo a ogni osservazione sperimentale. L’osservazione della realtà è quindi limitata e incompleta alla radice, l’intera struttura della conoscenza scientifica è probabilistica e non deterministica. Heisenberg ci dice che ogni cosa, anche la coscienza dell’osservatore, è connessa con ogni altra parte del Tutto: il concetto di coscienza entra a pieno titolo nella fisica. Da questo principio nasce, per contro, la consapevolezza che la coscienza si manifesta interagendo con l’energia della dimensione fisica, proprio come se esistesse un’unica energia intelligente o coscienza vivente che si manifesta in infiniti aspetti e processi. Ogni esperienza agisce contemporaneamente sul piano fisico della materia, sul piano dell’energia e sul piano della coscienza: non possiamo più studiare un fenomeno su un solo piano, ma dovremo considerarne tutti gli aspetti.

I piani della realtà
David Bohm, collaboratore di Einstein e amico di Krishnamurti, nonché professore di fisica teoretica al Birkbeck College dell’Università di Londra, è uno dei più eminenti fisici teoretici. Secondo Bohm, il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa quella fisica. Le particelle ci appaiono separate perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono parti separate, bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare olografica, estensioni di uno stesso organismo fondamentale. Bohm propone un semplice esperimento per spiegarsi: immaginiamo che un acquario contenente un pesce sia visibile solo attraverso due telecamere, una frontale e
l’altra laterale rispetto all’acquario: mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate. Ma, alla fine, ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente: potremmo pefino credere a un certo punto che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente. La realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove passato, presente e futuro coesistono simultaneamente; con gli strumenti appropriati potremmo spingerci entro quel livello della realtà e connetterci con il passato, il futuro e tutti gli esseri viventi dell’Universo.

Macrocosmo e Microcosmo
Se l’universo è organizzato secondo principi olografici, dovrà avere proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in sé stessa l’immagine intera del tutto.
Allo stesso modo nell’uomo il piede mappa l’intero organismo (riflessologia plantare), così il volto (fisionomica e morfopsicologia), l’occhio (iridologia), le mani (chirognomia e morfochirologia), i muscoli (kinesiologia), le orecchie (auricoloterapia) e il cervello. Microcosmo e Macrocosmo sono fondamentalmente legati da un principio di sincronicità. Dalle particelle subatomiche alle galassie, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di «tutto».

Il senso di separazione è illusorio
La separazione nello spazio che avvertiamo fra noi stessi e gli altri rafforza il nostro senso di essere menti separate in corpi isolati. Il senso di separazione è fortemente presente anche nel nostro modo di dividere il tempo in presente, passato e futuro, ma queste separazioni non hanno reale consistenza. Al contrario il nostro mondo è una struttura singola di connessioni invisibili» in cui tutte le parti, perfino le menti, sono unite. Nel profondo la coscienza dell’umanità è una, se non ce ne rendiamo conto è solo perché chiudiamo gli occhi di fronte a questa verità e diamo per certo il frutto di un condizionamento.