Nell’Alto Medioevo il crollo dello stato coinvolge anche l’istituzione medica, che si presenta disorganizzata e frammentaria. Le istituzioni cattoliche, prime tra tutte quelle monastiche, si occuparono della cura degli infermi e degli ammalati: la medicina è largamente condizionata dall’ideologia religiosa cristiana e dalle istituzioni che la esprimono. La valorizzazione deW’infirmitas, la preminenza della salvezza dell’anima sulla salute del corpo, la fede in interventi miracolistici sul corpo malato, gli imperativi della carità verso poveri e malati sono elementi che rendono difficile una legittimazione autonoma dei caratteri e contenuti del sapere medico.
Peraltro, l’obbligo morale del soccorso, la necessità per gli istituti monastici di padroneggiare un minimo di apparato dottrinario e di pratica terapeutica, favoriscono la conservazione di testi classici e l’affermarsi di esperti, dediti alla cura dei malati. In questa prima fase (fino ai secoli XI e XII), si sovrappongono tecniche curative di tipo magico-
popolare e rituali terapeutico-religiosi.
Tra il secolo XII e il secolo XIII si moltiplicano i centri di traduzione, dai quali vengono rese disponibili, in versioni integrali, opere ippocratiche e galeniche, così come le opere biologiche di Aristotele.

La Scuola Salernitana
La Scuola Salernitana è considerata la più illustre istituzione medievale medica del mondo occidentale; in essa confluirono tutte le grandi correnti del pensiero medico fino ad allora conosciuto: romana, greca, ebrea e araba; è una scuola laica, ma sono i monaci a tramandare oralmente gli insegnamenti, e produce manuali di diagnostica e terapeutica, di dietetica e di deontologia professionale.
Non accetta passivamente la malattia, la combatte, la cura, ma soprattutto cerca di prevenirla con ben precisi strumenti medici; si oppone alla teoria secondo la quale è inutile curare il corpo in quanto la vera salvezza non appartiene al mondo terrestre; sosteneva l’importanza dell’armonia psico-fisica e il valore di una dieta corretta ed equilibrata.

Le Anime alla Chiesa e i Corpi allo Stato
Il divieto del XII secolo per gli uomini di chiesa di studiare e praticare la medicina determina la laicizzazione della professione: i sacerdoti si occupano della salvezza delle anime, molto più importante, mentre la cura del corpo è affidata ai dottori, laureati nelle Università. Da questo momento in Occidente la medicina si occupò di guarire un corpo privato dell’anima, una macchina perfetta, insieme di organi e circuiti.
Iniziano a formarsi singole specializzazioni: l’anatomia, la fisiologia, la chirurgia, la clinica, l’erboristeria, sempre più perfette, ma senz’anima.

Medicina e Alchimia
Molti medici, in quest’epoca, sono anche alchimisti, o studiosi dei processi di distillazione, attenti alle proprietà terapeutiche delle acque e dei bagni, dei veleni e degli antidoti, degli elisir. Si fanno nuove osservazioni cliniche, tra cui quelle originali degli Arabi sulle febbri epidemiche e le affezioni oftalmiche, e quelle dei Latini sulle forme di catarrhum e sui tipi di peste. Si consolida il rapporto organico tra medicina e astrologia e spesso le competenze medico-astrologiche si uniscono alla formulazione di Consilia personalizzati per clienti di riguardo e cittadini eminenti.

Il vento nuovo
I secoli XVI e XVII sono legati al grande sviluppo di tutti gli aspetti della cultura umana, la civiltà tecnica e scientifica compie un progresso senza precedenti. È questa l’età dei grandi viaggi di esplorazione per mare e della scoperta di nuovi continenti, l’età della rivoluzione copernicana in cosmologia, del telescopio di Galileo, delle spinte innovatrici di Cartesio, di Spinoza, di Leibniz e di Newton. Le due figure principali della medicina di questo periodo sono Vesalio, fondatore dell’anatomia moderna e Harvey, cui si deve la scoperta della circolazione sanguigna (1628).
Vesalio ha meriti indiscutibili sul piano metodologico, compiendo personalmente le dissezioni e illustrando il suo De Immani corporis fabbrica con numerose tavole originali, perfettamente aderenti alla realtà e frutto di centinaia di esperienze personali. Egli dimostrò centinaia di errori anatomici di Galeno e dei suoi successori, elaborando le prime
tavole di anatomia moderne.
Con Harvey nasce la fisiologia moderna e quindi la moderna medicina scientifica. Nel 1667 J. Denis sperimenta per la prima volta la trasfusione del sangue nell’animale e sull’uomo e R. Lower riconosce i mutamenti che il sangue venoso subisce nel polmone, «arterializzandosi». Nonostante i numerosi progressi, verso la fine del secolo si manife-
sta un movimento di insoddisfazione rispetto alla medicina scientifica. Ci si avvia verso l’empirismo neoippocratico di Th. Sydenham, che riprende a credere negli umori e nella vis medicatrix naturae.

Paracelso
L’Anatomia del Microcosmo è duplice: l’anatomia locale, che insegna la costituzione del corpo fisico, le ossa, i muscoli, i veicoli del sangue e l’anatomia dell’uomo interiore vivente.
Quest’ultima è il più importante genere di anatomia che il medico deve conoscere.
Dividendo e sezionando il corpo esterno, non possiamo imparare nulla sull’uomo interno e distruggiamo semplicemente l’unità del tutto.
Paracelso

Il medico, erborista e alchimista svizzero Paracelso, fondatore della spagina e della chemioterapia, scoprì nuovi composti chimici ad azione terapeutica, introdusse l’idea che le malattie non derivassero da squilibri degli umori corporei, ma avessero un’origine spirituale e un’origine esterna. «L’immaginazione [la mente] può creare la fame e la
sete, produrre secrezioni anormali e causare malattie.»
Ebbe una vita movimentata, sempre osteggiato dalla classe politica e da quella medica; morì cadendo da una rupe inseguito da sicari mandati da medici che volevano sbarazzarsi di lui. «L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie. Un medico dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna.»
Paracelso sosteneva la presenza nella creazione dei fenomeni naturali e nella Natura di un principio vitale non individuabile o percepibile in sé stesso, ma solo indagabile attraverso la fenomenologia naturale, di cui è l’animatore, chiamato Arcanum. In ogni essere umano o animale, in ogni pianta o minerale è contenuta una porzione di Arcanum, capace di vitalizzare nell’organismo umano, assunto nelle giuste proporzioni, le funzioni indebolite. «Un uomo adirato non è adirato solo nella sua testa o nei suoi pugni, ma dappertutto; una persona che ama non ama solo con l’occhio, ma con tutto il suo essere; in breve, tutti gli organi del corpo, e il corpo stesso, sono solo forme-manifestazioni di stati mentali.» Una medicina è costituita da una giusta proporzione di diversi componenti, ciascuno dei quali contiene una precisa porzione di principio vitale. «Chi vuole conoscere l’uomo deve guardarlo nel suo complesso e non come una struttura messa su alla meglio. Se trova malata una parte del corpo, deve cercare le cause che producono tale malattia e non limitarsi a trattare gli effetti esterni.»
Elaborò una teoria alchemica della vita, molto simile all’Ayurveda, formulò le basi dell’omeopatia e si occupò anche di psicologia e di malattie mentali, trattò e spiegò gli stati di mania, il ballo di San Vito, l’epilessia e le nevrosi, si occupò delle ossessioni e dei sogni, dell’isteria e di psicoterapia: fu medico dell’anima e del corpo.

• Una medicina olistica. Egli rifiutò il riduzionismo analitico e propugnò una medicina olistica ante litteram, esprimendo concetti molto simili a quelli della medicina cinese e indiana.

Empirismo e razionalismo
La medicina del XVIII secolo è dominata da due diversi atteggiamenti: empirismo e razionalismo. L’uno pone l’accento sull’osservazione e l’esperimento, sulla descrizione e raccolta dei fatti, l’altro dà una preminente importanza alla ragione e alle deduzioni logiche, alla teoria e alla spiegazione dei fenomeni. Si fa sentire forte l’influenza dei filosofi illuministi, in particolare di de Condillac e di Diderot, e la biologia acquista un netto carattere sperimentale. La medicina del 700 è notevolmente influenzata dall’opera di Linneo e di Buffon, che descrivono e classificano le piante e gli animali, stimolando in medicina un analogo interesse per la nosologia.

L’Uomo è una Macchina
Intorno alla metà del secolo si diffonde e ha vasta influenza la filosofia di de La Mettrie che, portando alle estreme conseguenze il meccanicismo cartesiano, sostiene che anche la mente dell’uomo è soggetta a leggi meccaniche, e che quindi l’uomo è, nella sua totalità, una macchina.

L’uomo è una macchina così complessa che è impossibile farsene di primo acchito un’idea chiara, e conseguentemente poterla definire. In tutto l’universo non esiste che un’unica sostanza diversamente modificata.
J. O. de la Mettrie, L’uomo macchina

Durante la seconda metà del secolo si costruiscono numerosi ospedali e si affrontano su nuove basi i problemi psichiatrici, con Hartley che compie studi pionieristici di psicologia. Agli studi biologici danno un apporto fondamentale la fisica e la tecnologia, che mettono a punto microscopi dotati di maggiore potere di risoluzione. Il campo di indagine, già spostato dagli organi ai tessuti, si concentra sulle singole cellule.

Chimica e teoria cellulare
La chimica sposta sempre più i suoi interessi verso i fenomeni biologici; nasce la «chimica animale», ossia la biochimica. Con la chimica, applicata costantemente allo studio del sangue e dell’urina, progredisce la farmacologia e con essa l’industria farmaceutica. Verso la fine del XIX secolo si considera compiuto il mutamento che aveva portato la medicina da una concezione razionalistico-deduttiva a un atteggiamento sperimentale, problematico e induttivo, premessa metodologica da cui nasce la medicina moderna.

Omeopatia
Il termine Omeopatia deriva dal greco «homoios», simile, e «pathos», sofferenza, dolore; sin dall’inizio non rappresenta solamente una scuola medica, ma una scuola di pensiero, che si avvicina alla malattia e al malato in modo olistico considerando l’individuo nella sua interezza, un microcosmo complesso in relazione al macrocosmo
dell’Universo. Ippocrate 400 anni prima di Cristo e Paracelso nel XVI secolo affermavano che «Similia Similibus Curantur», ossia il simile cura il simile. Nell’Organon dell’arte del guarire, l’opera base di tutta la medicina omeopatica, Hahnemann codifica i metodi di diluizione e dinamizzazione ed enuncia la legge che «tanto più un rimedio è diluito e dinamizzato, tanto più efficace e profonda risulterà la sua azione terapeutica».
Una sostanza che sull’uomo sano provoca la febbre risulterà un antipiretico sull’uomo febbricitante: ecco chiarito il concetto dei simili, ma anche quello della individualità morbosa (ognuno si ammala in maniera personale e secondo la specie).

Sperimentazione di nuove medicine
Nella medicina allopatica, la sperimentazione di nuove molecole chimiche viene effettuata sulle «cavie» cioè animali da laboratorio; in seguito, le sostanze verranno riprovate su organi e su tessuti umani malati, al fine di verificare se combattono efficacemente la malattia «in vitro»; solo alla fine sono testati sull’uomo, per verificare l’assenza di gravi effetti collaterali. I rimedi omeopatici sono invece provati su persone sane e vengono registrati tutti gli effetti che provocano su persone reali.

I microrganismi e le malattie infettive
Nella seconda metà dell’800 la medicina realizza la più grande rivoluzione teorica e tecnica della sua storia, scoprendo nei microrganismi gli agenti delle malattie infettive; Bernard aveva eseguito importanti ricerche sperimentali su animali. L’organismo poteva essere fruttuosamente studiato come una macchina fisico-chimica, ma ancora poco si poteva comprendere delle malattie e nulla di nuovo veniva proposto per una cura più efficace. La medicina ufficiale acquistò maggior credito negli ultimi decenni dell’800, soprattutto per i rivoluzionari risultati ottenuti dalla microbiologia, che permise interventi capaci di diminuire sempre più incisivamente la mortalità.

Ciò che conta non è il batterio, ma il terreno
Con questa frase, Louis Pasteur, fondatore della ricerca sui microrganismi, ben inquadra tutto il suo lavoro e testimonia che il centro è ancora sulla persona. Pasteur dimostrò l’esistenza di una correlazione fra batteri e malattia che ebbe un impatto decisivo su tutta la medicina; egli chiarì il ruolo dei batteri nella diffusione delle malattie, associando tipi specifici di malattie con microbi corrispondenti. Bernard e Béchamp sottolinearono l’importanza dei fattori ambientali, esterni e intemi, sulla malattia vista come risultante di una perdita di equilibrio intemo. Furono chiari nell’affermare che la malattia dipende dalla risposta di ogni singolo organismo alle aggressioni dei microrganismi.
Pasteur verificò che il corpo umano presentava una resistenza sorprendente a molti tipi di microbi, che ogni organismo funge da ospite per una moltitudine di batteri e sottolineò che questi possono causare danno solo se il corpo è indebolito. 11 successo di una terapia dipende dalla capacità del medico di ristabilire le condizioni fisiologiche favorevoli alla resistenza naturale dell’organismo. Pasteur suggerì che, sulla resistenza alla malattia, influiscono gli stati mentali: «Spesso accade che la condizione del paziente, la sua debolezza, il suo atteggiamento mentale formino solo una barriera insufficiente contro l’invasione di quei corpuscoli infinitamente piccoli »>. Il fondatore della microbiologia ebbe una visione della malattia abbastanza ampia, da anticipare intuitivamente approcci psicosomatici alla terapia che sono stati sviluppati solo di recente.

Ogni malattia dipende da un singolo agente patogeno esterno
II concetto di eziologia specifica fu formulato con precisione dal medico premio Nobel Robert Koch, che postulò un insieme di criteri per dimostrare che doveva essere un particolare microbo a causare una malattia specifica. Questi criteri, noti come postulati di Koch, sono sempre stati insegnati da allora nelle facoltà di medicina e sono indi-
pendenti dal singolo organismo. La malattia è causata da un singolo fattore patogeno, indipendente dalla risposta dell’organismo. Gli esseri viventi sono macchine perfette i cui guasti possono essere ricondotti al cattivo funzionamento di un singolo meccanismo e facilmente riparati. La teoria dei germi come agenti patogeni fu rapidamente accettata dalla professione medica e sostenuta dalla nascente industria farmaceutica.

I trionfi dell’industria farmaceutica
Nel XX secolo, la tendenza riduzionistica nella scienza biomedica continuò; furono conseguiti risultati molto importanti; alcuni dei trionfi stessi misero in evidenza i problemi intrinseci ai metodi riduzionisrici, problemi percepiti sin dalla volta del secolo, ma che ora apparvero evidenti a un gran numero di persone. La medicina del XX secolo è caratterizzata dal progresso della biologia molecolare e dalla comprensione dei fenomeni biologici a tale livello. Il consolidamento della biologia molecolare come modo generale di pensiero della vita ha fatto di essa la base scientifica della medicina: gli indubbi successi della scienza medica nel XX secolo sono fondati su di una conoscenza dettagliata di meccanismi cellulari e molecolari.
Il benessere economico raggiunto da una parte sempre più larga della popolazione ha consentito di migliorare notevolmente le condizioni abitative, lavorative, igieniche e alimentari, contribuendo in maniera determinante alla sconfitta delle grandi malattie infettive che avevano sterminato milioni di persone in Europa. Associare una malattia a un singolo fattore, il nemico da sconfiggere, porta a un concetto di medicina che deve sconfiggere un nemico per poter ristabilire la salute. Quello che importa qui sottolineare è che quella che noi chiamiamo medicina occidentale è nata 150 anni fa e non rappresenta la storia e la cultura del mondo occidentale.

La crisi della medicina allopatica
Decine di milioni di inglesi, tedeschi e abitanti del Nord Europa utilizzano le cosiddette medicine alternative insieme a quelle allopatiche; in America e nel resto del mondo si sta assistendo a un’impressionante crescita di questo fenomeno. Eppure le spese per le ricerche mediche e farmaceutiche nel mondo sono elevatissime e i costi del servizio sanitario sono una delle principali voci del bilancio di moltissime Nazioni.
La medicina moderna, concentrandosi su frammenti del corpo sempre più piccoli, spesso perde di vista il paziente come essere umano e, riducendo la salute a un fenomeno meccanico, non è più in grado di occuparsi del fenomeno della guarigione e della salute, che è ignorato e considerato esterno dalla scienza biomedica, in quanto non può
essere compreso in termini riduzionistici. Molti problemi che sono cruciali per la salute, come la nutrizione, l’occupazione, la densità di popolazione e l’alloggio, non sono considerati a sufficienza dalla medicina contemporanea che, non affrontando il problema in maniera olistica, difficilmente riesce a prevenire l’insorgere delle malattie. Il corpo umano è considerato una macchina che può essere analizzata scomponendola nelle sue parti; la malattia è vista come il cattivo funzionamento di meccanismi biologici e il ruolo del medico consiste nell’intervenire, fisicamente o chimicamente, per correggerne il meccanismo specifico.
Il piano emozionale non è tenuto quasi in considerazione, la psicologia è vista come una disciplina separata e il piano spirituale è completamente assente. I problemi nelle relazioni all’interno della famiglia o nell’ambiente di lavoro sono riassunti nel concetto generico di stress.