La Linfa dell’Albero della Conoscenza scorre nel Tronco

Il Secondo Simbolo frantuma le difese caratteriali dell’Io, scioglie i blocchi nella ricezione dell’Altro e nell’espressione del Sé, orienta, dirige e armonizza le pulsioni inconsce, predisponendo all’azione, all’interazione, e alla realizzazione personale, agevola il passaggio dell’energia tra i livelli inferiori e superiori della coscienza.

Il Macrocosmo: il Piano del Divenire
Il Microcosmo: il Livello Emozionale
Motivazione: Evoluzione, esperienza
Funzione simbolica di collegamento: Azione
Ombra: Il fare, lo sforzo, il girare a vuoto e senza senso
Simbolo Reiki: Primo e Secondo Simbolo

 

IlPrimoSimbolo

 

 

Il Piano del Divenire Universale

Nell’Universo rutto si muove. La Terra ruota su stessa alla velocità di 1660 km l’ora. La Terra ruota attorno al Sole alla velocità di 30 km al secondo. 11 Sole ruota nella Vìa Lattea. La Vìa Lattea ruota su sé stessa impiegando 230 milioni di anni a compiere un giro completo. In questo moto la Terra corre alla velocità di 250 km al secondo.
Contemporaneamente la Via Lattea si sposta verso la galassia di Andromeda, che a sua volta si dirige verso l’ammasso della Vergine, peraltro attirato da un superammasso che precipita verso qualche altro grande gruppo di galassie…
La maggioranza degli scienziati pensa che l’Universo sia nato 15 miliardi di anni fa in seguito a una gigantesca esplosione, il Big Bang. Forse oggi l’universo è in una fase di espansione che si trasformerà più avanti in una nuova contrazione. In tal caso l’istante zero sarebbe solo il momento di transizione fra due fasi di sviluppo la cui durata sarebbe di 80 miliardi di anni. Secondo altre ipotesi, l’universo potrebbe essere anche infinito, e in esso esistere zone che si espandono e altre che si contraggono.

L’Arche è il Divenire
Secondo Eraclito ciò che è presente in tutte le cose, ciò che quindi è fondamento di tutto, l’Arche, è il divenire stesso di tutte le cose: niente è immobile, ogni cosa muta e si trasforma continuamente. L’elemento che più si presta, proprio per la sua mobilità, a simboleggiare il divenire è il fuoco. Il fuoco ha la caratteristica di poter trasformare tutte le cose e tutte le cose possono prendere fuoco, trasformarsi in fuoco: «Mutamento scambievole di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose» dice Eraclito. La fiamma è animata da un vorticoso dinamismo, cambia in ogni istante, ma, pur in questo continuo mutamento, resta la stessa e si presta quindi a indicare la compresenza di unità e pluralità della realtà. Il fuoco è uno e multiplo, è sé stesso e a ogni istante è diverso da sé.
Eraclito intuisce che essere e divenire sono strettamente congiunti, che essere sé e trasformarsi in altro non sono due stati completamente distinti e separati.

L’«I Ching»: il «Libro dei Mutamenti»
L’I Ching, detto anche Libro dei Mutamenti, è un antichissimo libro/oracolo cinese: in esso s’incontrano Taoismo e Confucianesimo, due sistemi spirituali che finiscono per influenzarsi reciprocamente. In questa opera, l’individuo non viene descritto come un essere inerme in balia del destino o di forze astratte incontrollabili. Egli ha invece la possibilità di controllare gli eventi attraverso la saggezza, e può trovare utili indicazioni su come amministrare la propria esistenza grazie alla consultazione dell’Oracolo. Il Libro dei Mutamenti, è nato come uno strumento di lettura e d’interpretazione della realtà: gli esseri e le cose che compongono l’universo non sono delle entità indipendenti tra loro, ma cellule di un solo organismo; quindi, alla base degli accadimenti esiste una logica comune valida per tutto ciò che esiste. Neil’I Ching tutto ruota attorno al fondamentale principio del «divenire». Il Libro dei Mutamenti fu inizialmente una raccolta di semplici segni destinata a servire come oracolo e successivamente rappresentò un’opera di saggezza che attraverso la simbologia degli esagrammi mostrò all’uomo la possibilità di intervenire nella formazione del suo destino. Le linee che compongono gli esagrammi rappresentano i principi fondamentali dell’esistenza: lo Yang, che si manifesta nella linea intera e lo Yin, che appare con la linea spezzata. I segni del Libro dei Mutamenti riproducono i fenomeni terreni e nella loro struttura mostrano il Divenire Universale.

Quando l’azione dell’uomo si muove nella stessa direzione delle leggi universali, essa conduce al raggiungimento di ciò cui si aspira e si esprime in «salute»; quando la direzione contrasta nettamente con le leggi universali, essa conduce a «sciagura». I suoi oracoli svelano l’entità del mutamento in atto in modo da poter agire di conseguenza. La consultazione dell’Oracolo, grazie alle sue capacità divinatorie, diventa quindi un valido aiuto per chi ha la necessità di comprendere le meccaniche universali. L’uomo non può avere una visione totale di questa logica universale, non ne ha gli strumenti e deve fare i conti con i propri limiti, ma ha comunque l’esigenza di raccogliere il maggior numero possibile d’informazioni che lo aiutino a operare in modo corretto. Lao Tzu deve all’influenza del Libro dei Mutamenti alcuni dei momenti più profondi della sua riflessione filosofica. La sua visione dell’esistenza basata sulla libertà dell’uomo e sull’armonia con la natura, coincide in molti punti cruciali con il concetto dell’autodeterminazione dell’individuo attraverso l’analisi del reale propugnato dall’I Ching. A riprova delle difficoltà d’interpretazione dell’Oracolo, lo stesso Confucio ammise che tutta la sua vita non sarebbe stata sufficiente per sviluppare una lettura corretta dell’I Ching.

Il Livello Emozionale
Il nostro pensare ci unisce con il mondo; il nostro sentire ci riconduce in noi stessi, esso soltanto fa di noi degli individui. Se fossimo esseri che solo pensano e percepiscono, tutta la nostra vita dovrebbe scorrere in un’inalterabile indifferenza. Soltanto perché con l’autoconoscenza sperimentiamo anche il sentimento di noi stessi, con la percezione delle cose sentiamo anche piacere e dispiacere, noi viviamo come esseri individuali la cui esistenza non si esaurisce nel rapporto concettuale nel quale ci poniamo rispetto al resto del mondo; abbiamo anche uno speciale valore per noi stessi. Una vera individualità sarà quella che maggiormente si solleva con i suoi sentimenti nella regione dell’ideale. Vi sono persone nelle quali anche le idee più generali che si fissano nelle loro teste portano ancora quella particolare colorazione che le mostra chiaramente legate al loro portatore. Ne esistono altre i cui concetti ci si presentano così prive di ogni traccia personale, come se non scaturissero da qualcuno che ha carne e sangue. Una vita di sentimento del tutto vuota di pensiero dovrebbe a Il Tronco dell’Albero della Vita rappresenta l’Uomo, l’Io che si pone al centro dell’essere e del divenire universale. Assume pertanto un ruolo di mediatore tra Cielo e Terra in grado di unificare e valorizzare sia l’uno che l’altra. Egli appare infatti figlio di entrambi e, per la sua stessa esistenza, si nutre della sottile energia celeste, pur affondando le sue radici nell’elemento terrestre che gli dà sostentamento. Il Livello Emozionale veicola le informazioni attraverso l’insieme delle funzioni emotive e affetti-
ve: emozioni, stati d’animo, sentimenti, desideri, aspirazioni e motivazioni.
Per Jung il compito dell’uomo consiste nel trovare sé stesso, la propria vera identità, per poter essere «testimone» di un divenire universale che altrimenti sarebbe privo di senso. L’emozione è una caratteristica che permette di conoscere meglio la realtà, è una forma evoluta di apprendimento, è il risultato finale della qualità e della varietà delle nostre esperienze: senza la capacità di emozionarsi la vita non avrebbe colore né spessore. Se il Corpo vive nutrendosi della materia esterna, entrando in contatto con gli oggetti materiali attraverso le sensazioni, le emozioni nascono dall’interazione con il mondo esterno dove gli eventi scatenano una delle funzioni fondamentali: il ricordo.
È difficile dire se sono gli eventi che scatenano l’emozione o piuttosto l’emozione che è sepolta dentro di noi che va in cerca dell’evento corrispondente per esprimersi e liberarsi.
Probabilmente entrambe le cose. L’identità è un processo di creazione ininterrotta che passa attraverso l’esperienza della realtà. Una nuova realtà impone una ulteriore esplorazione delle risorse interiori e quindi un accrescimento della percezione di sé rispetto all’Altro. Dall’altra parte però le sensazioni attivano il ricordo. La mente reagisce sempre secondo l’esperienza precedentemente codificata. Se sono stato ferito e abbandonato dalle figure di riferimento quando ero bambino, sarà difficile che io riesca a fidarmi di qualcuno. Quando le sensazioni mi portano una informazione nuova, proponendomi ad esempio il sentimento nascente dell’amicizia, dall’altra parte la mente mi ripropone attraverso la memoria l’esperienza passata del tradimento e dell’abbandono.
L’emozione può essere il campo di battaglia tra la mente e il corpo e nello stesso tempo la risoluzione del conflitto e il tramite dell’instaurarsi di un nuovo livello di coscienza. Il sentimento dell’amicizia può pervadere il mio corpo e sanare l’antica ferita, oppure una nuova delusione mi permetterà di entrare in contatto più profondamente con la mia esperienza passata (catarsi). In ogni caso l’emozione è l’impulso al movimento che proviene dalla coscienza ed è sempre finalizzato alla crescita e alla guarigione. Ne è una riprova il fatto che senza emozioni la vita si ferma, diventa statica e vuota. Il blocco delle emozioni è responsabile di gran parte delle malattie.
La voce che attraverso il sintomo affiora alla superficie del Corpo, nasce dal sentire dentro, nella pancia, nei visceri, nel petto, nel cuore. Qui si agitano amore e paura, tristezza e allegria, invidia, rancore, gioia, entusiasmo, in una frenetica danza che invano tentiamo di controllare e gestire. Se il corpo è la terra, l’emozione è l’acqua, che scava vie sotterranee, che erode montagne, che fluisce, evapora, ricade. L’emozione è libera per natura e definizione, non conosce ostacoli, deve esprimersi, emergere, trasformarsi e trasformare, informare di sé la realtà. È l’emozione che crea la parola, il canto, la danza, la musica, la poesia, la pittura, la scultura; l’Arte è il mezzo, non il fine, attraverso cui il ribollire magmatico del nostro nucleo emotivo e sentimentale assume un significato espresso e condivisibile. È una questione di sopravvivenza. Se neghiamo o conteniamo il naturale impeto dell’emozione aspettiamoci prima o poi un cataclisma, un terremoto che scuota dalle fondamenta la nostra immobilità, una devastazione che trascini la nostra vita nel vortice dell’esistenza restituendole nella distruzione tutta la potenzialità creativa inespressa.
Ed ecco che nuovamente la malattia svolge il suo ruolo di messaggera, nel linguaggio criptico e simbolico del sintomo ci chiede udienza, conduce la nostra attenzione a indagare quale movimento abbiamo impedito, quale flusso abbiamo arginato, quale libertà imprigionato, quale verità taciuto. Se ci ammaliamo non è per punizione o per i capricci di un fato avverso, è per incontrare e affermare ciò che siamo, per scoprire i tesori nascosti, per liberare le nostre terre assediate da Draghi e Orchi, dove i mostri e i nemici siamo sempre e soltanto noi, ignari della nostra Ombra e spaventati dalla nostra Forza e Bellezza. Guarire è parte della responsabilità che dobbiamo assumerci per la nostra vita, cosi come la malattia è il segno che abbiamo rinunciato a noi stessi, ai nostri diritti e doveri sul regno della nostra esistenza.