Rami, Foglie, Fiori e Frutti si protendono nello Spazio alla ricerca di Luce

Il Terzo Simbolo opera a livello della Coscienza Unificata e aiuta a superare ogni separazione e dualità nel rapporto percettivo e cognitivo della realtà. Connette con il Sé Superiore e con la dimensione aspaziale e atemporale della Coscienza Cosmica, opera efficacemente per eliminare nell’individuo la separazione tra Materia/Spirito/Spazio/Tempo riconducendo a unità il passato, il presente e il futuro.

Macrocosmo: il Piano Mentale
Microcosmo: il Livello del Pensiero
Motivazione: Ordine, consapevolezza
Funzione simbolica di collegamento: Desiderio
Ombra: Aspettativa, controllo
Simbolo Reiki: Secondo e Terzo Simbolo

IlSecondoSimbolo

Il Piano della Mente Cosmica

Nella filosofìa indiana all’inizio della creazione si manifesta la Mente Cosmica che contiene in sé tutte le Leggi, i Principi e i Dharma che la manifestazione deve seguire.
L’universo nasce da un’idea o dalla meditazione dell’Intelligenza Cosmica e poi prende una forma estema.
Mahat significa letteralmente «il Grande» e si riferisce ai grandi principi di verità che stanno alla base della vita. Mahat è la Mente Divina per mezzo della quale nascono lo spazio, il tempo, la luce, il suono e i semi della differenziazione. Eppure anche Mahat, l’Intelligenza Cosmica, nella sua grandezza non ha coscienza propria ma opera grazie alla luce riflessa del Purusha, la Pura Coscienza.
A livello individuale Mahat diventa Buddhi, i la facoltà di discernimento con cui possiamo distinguere il vero dal falso, il giusto da ciò che è ingiusto, l’eterno dal transitorio. Buddhi è la facoltà che ci permette di scoprire che la vera natura delle cose è diversa delle loro apparenze mutevoli.

L’Ayurveda pone l’accento sullo sviluppo della Buddhi per acquisire la consapevolezza di come funzionano la mente e il corpo ed essere in grado di usarli correttamente.
Dal punto di vista ayurvedico la causa principale delle malattie è il cattivo funzionamento della Buddhi dovuto all’influenza dell’ego che porta a giudizi sbagliati, valori sbagliati e false convinzioni, ciò è definito Pragya aparada, errore dell’intelletto. L’armonizzazione dell’intelligenza individuale, Buddhi, con l’intelligenza cosmica, Mahat, è la via maestra e la base della conoscenza vedica.

Manas, la Mente Individuale
Il Livello del Pensiero veicola le informazioni attraverso l’insieme delle funzioni cognitive: i pensieri, le rappresentazioni, le immagini, i ricordi, le fantasie. La mente opera per coordinare l’azione dei sensi e degli organi di azione, il ruolo di Manas è come quello di una centralina di controllo che raccoglie tutte le informazioni provenienti dai sensi e determina il tipo di attività dei vari organi di azione. Oltre a coordinare i dati sensoriali che provengono dall’esterno, la mente crea le reazioni soggettive che chiamiamo emozioni, in questo modo mette in relazione i dati sensoriali con noi stessi.
Manas si forma dalle qualità di Sattva e Rajas; la facoltà della chiarezza, Sattva, opera per mezzo degli organi dei sensi, Rajas, la facoltà di agire, opera per mezzo degli organi di azione. Secondo il Samkhya la mente non è la vera sorgente della coscienza ma è qualcosa di materiale essendo osservabile come un qualsiasi oggetto. Tutto ciò che viene percepito dai sensi è facilmente osservabile come oggetto, ma è anche possibile osservare le emozioni e i pensieri prodotti dalla mente, ciò significa che anche loro si trovano all’esterno del nostro vero Sé che è fatto solo di Pura Consapevolezza.
La mente unitaria è una parte della mente Cosmica e ciò che appare reale alla mente Cosmica è tale anche per la mente individuale. È per questo motivo che, sebbene questo universo sia solo un’immaginazione, esso ci appare come reale.

La mente come polarità
Con l’uscita dall’acqua e a contatto con la terra i sensi si differenziano e si affinano, si sviluppa il sistema nervoso e progressivamente la struttura cerebrale per coordinare le attività divenute più numerose e complesse. Compaiono le prime strutture cerebrali (talamo e ipotalamo) che permettono il controllo dell’omeostasi, cioè la facoltà di mantenere l’equilibrio interno al variare delle condizioni ambientali. Il primo barlume di istintiva coscienza animale si instaura duecento milioni di anni fa nei rettili. Cento milioni di anni dopo fanno la loro comparsa i mammiferi e compare lo strato successivo, il cervello emozionale, detto sistema limbico. Venti milioni di anni fa nell’uomo compare il terzo strato: le circonvoluzioni della corteccia cerebrale. Ha inizio l’attività razionale, nasce la mente.
Da ora la realtà può essere rappresentata attraverso l’immaginazione, il pensiero stabilisce la possibilità di ergersi al di sopra della materia, di comprenderne la struttura, di modificarla, di assumerne in una certa misura il controllo. Il potere della mente rivela d’altronde un terribile paradosso: quello di usare la realtà per creare e sostituirle un’altra realtà. Qui comincia il dominio dell’illusione e della polarità, ossia dell’idea che la realtà sia separata in poli opposti e contrastanti. Con la comparsa del cervello inizia l’attività del discernimento, cioè la separazione e l’elaborazione degli stimoli e la differenziazione delle risposte (comunicazione). Le informazioni provenienti dalla realtà entrano nell’organismo attraverso i canali di ingresso (i sensi) e vengono successivamente analizzate per fornire una reazione adeguata che implica normalmente una attività motoria di qualche tipo. Questa è la funzione di sintesi che viene espressa attraverso i canali di uscita (linguaggio, scrittura, gestualità, reazioni vasomotorie, incretorie ed escretorie). Poco sappiamo del funzionamento del cervello, ma sembra che i due lobi cerebrali svolgano funzioni differenti, pur essendo intercomunicanti. Possiamo dire con una certa approssimazione che la parte sinistra del cervello governa la parte destra del corpo e viceversa. Inoltre nell’emisfero destro sono contenute le funzioni sintetiche e ricettive mentre l’emisfero sinistro è dominante per la parte analitica e attiva. Noi occidentali in particolare, essendo più abituati a usare la mente analitica, siamo convinti che caldo e freddo, buio e luce, bello e brutto, giusto e sbagliato, alto e basso e così via siano elementi contrastanti. Pensiamo che qualcuno sia migliore di un altro perché prende voti più belli a scuola o forse ha più soldi o addirittura è di buona famiglia. Da qui nasce la separazione, la discriminazione, la menzogna della mente che crea il razzismo, il nazionalismo e tutti gli «ismi» in genere.

Se ci pensiamo bene però, noi non entriamo mai in contatto diretto con l’alto e con il basso, con il bello o con il brutto, con lo spazio e con il tempo, ma piuttosto con una unità di misura, con una convenzione o un giudizio, che nascono da un calcolo, da un preciso condizionamento. Alto e basso sono solo due forme diverse che assume l’essere, così come il giorno e la notte sono l’effetto della rotazione della terra sul proprio asse rispetto al sole. La nostra mente, non potendo comprendere l’unità del tutto, deve in qualche modo rappresentarsi una realtà semplificata. E per semplificare separa il tutto in parti distinte. Come non siamo in grado di vedere gli atomi e le radiazioni, così non siamo in grado di conoscere la luce e l’ombra, il caldo e il freddo, il bene e il male se non attraverso valutazioni parziali. Di tutta la gamma delle radiazioni esistenti siamo in grado di vederne solo una parte infinitesimale e la convinzione che esista uno spazio e un tempo non riguarda la loro effettiva esistenza, ma bensì la nostra incapacità di cogliere contemporaneamente tutte le informazioni esistenti nell’universo (sincronicità).
L’attività discriminante della mente si chiama giudizio e se da una parte questo è indispensabile per una corretta valutazione degli avvenimenti, dall’altra parte comporta l’errata convinzione che la realtà sia separata in opposti inconciliabili. Ma non è così.
È solo comodo pensare che esista l’ingiustizia e sentirci vittima delle circostanze, così come è più conveniente incolpare qualcun altro per quello che ci succede piuttosto che assumerci la responsabilità della nostra vita. Il tempo e lo spazio sono una funzione dell’espansione della coscienza. Il bello e il brutto, il bene e il male coesistono e convivono nella stessa persona. Nulla è giusto o sbagliato, tutto è semplicemente ciò che è. E soprattutto è UNO. Se potessimo «vedere» l’energia non esisterebbero il buio e la luce, la ricchezza e la povertà, i vecchi e i giovani, perché vedremmo unicamente una vibrazione.
Se vogliamo guarire dobbiamo diventare consapevoli del tutto, dobbiamo sapere che la realtà non è quella che crediamo di vedere, perché siamo pieni di condizionamenti che derivano dall’uso di sensi estremamente limitati e inoltre la realtà è spesso la proiezione del nostro mondo interiore (il Velo di Maya).

Dobbiamo superare il limite del giudizio, della tentazione di separare il dentro dal fuori e renderci conto che siamo UNO con ogni manifestazione dell’energia creatrice. Siamo alla continua ricerca del completamento attraverso l’altro perché ci hanno insegnato, fin da piccoli, che siamo separati e incompleti. La malattia, come l’amore o la fede, è una strada verso l’unità. Essa ci porta in contatto con l’altra parte di noi stessi, quella che non vogliamo vedere o sentire. Riconoscendola e integrandola potremo guarire perché ci saremo ricondotti noi stessi a unità. Se non riesco ad amarmi, a gioire, a comprendermi, a proteggermi, a farmi rispettare continuerò a sentirmi separato da me stesso.
Questa è la vera solitudine. La malattia mi stimola e mi pone domande affinché io possa rispondere a me stesso, ristabilendo il contatto e la comunicazione con il mio lo più profondo e autentico. Il bambino che è dentro di me cerca di attirare la mia attenzione, perché vuole giocare…

I Sogni son Desideri…
L’immaginazione è il potente strumento, privilegio dell’uomo (il germanico mensch significa uomo, cioè colui che possiede la mente), con cui possiamo vedere oltre il visibile, creare senza bisogno di materia, progettare, sognare, visualizzare. La capacità della mente di muovere energia è impressionante: tutto ciò che siamo in grado di rappresen-
tare lo stiamo già creando con l’atto stesso del pensiero, nel bene e nel male. Se la nostra visione della vita e del futuro è disastrosa e apocalittica, stiamo già creando quel tipo di realtà. Se, al contrario, vediamo una esistenza piena di gioia e soddisfazione, questo è ciò che si realizzerà. Di qui l’importanza del desiderio.
Desiderio non è cupidigia o bramosia. Desiderare (etimologicamente dal latino desidera, avvicinarsi alle stelle, a Dio, all’infinito, al destino) significa attivare e focalizzare nell’oggetto desiderato la nostra intenzione, è come tendere un arco e lanciare la freccia nella direzione del bersaglio: con la pratica e la costanza prima o poi si fa centro.
Il vero desiderio non è la bramosia, non nasce dai sensi e dall’attaccamento, è piuttosto la coscienza di andare incontro al proprio fato, al destino scritto nelle stelle (desidera), di andare verso Dio e verso l’Amore. Il vero desiderio non è volere qualcosa per autogratificazione, ma piuttosto volere fare la volontà di Dio, ascoltare il suo sussurro nelle nostre orecchie che dice: realizza questo, e tu sarai un po’ più felice e il mondo insieme a te.

Inoltre, la funzione essenziale della Mente è quella di renderci consapevoli, coscienti, lucidi, chiari e forti nella nostra capacità di risolvere i conflitti e di rispondere agli interrogativi dell’esistenza. Chi sono io? Chi o cosa è Dio? Qual è il senso della vita e della morte? Cosa voglio veramente? Cosa non voglio? Sono solo alcune delle domande a cui siamo chiamati a rispondere praticamente ogni giorno. Le risposte sono dentro e fuori di noi, giacciono, a volte inascoltate, nella nostra esperienza della vita.
Il Mondo è ciò che noi pensiamo che sia. Se accettiamo questa formula, dobbiamo riconoscere la nostra totale responsabilità nei confronti della nostra vita. Il pensiero crea.
Il pensiero è energia. Più pensiamo a cose brutte e più le creiamo. Se riusciamo a liberarci dalla paura e formulare progetti sublimi e grandiosi, già li stiamo rendendo possibili. La malattia della mente non è solo la follia che confiniamo nei reparti di neurologia o la schizofrenia che affidiamo allo psichiatra o l’ictus, la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson e tutto ciò che in definitiva colpisce il sistema nervoso. Di fronte alla bellezza del creato siamo ciechi. Davanti alle infinite potenzialità della vita siamo apatici, annoiati, svogliati. Nella misteriosa e affascinante complessità degli eventi riusciamo a sentirci demotivati o depressi.
È l’infelicità il sintomo chiave che rivela un problema della mente, che ci indica che stiamo dormendo, che non siamo svegli, vigili e consapevoli. Se non vivo la mia vita ma quella di un altro, sarò infelice. Se faccio un lavoro che non mi piace, se sto con una persona che non amo, se non mi permetto di tirare fuori dal cassetto i miei sogni e realizzarli, se vivo imprigionato nei limiti delle opinioni altrui, dei giudizi, degli insegnamenti, delle tradizioni, se la mia esistenza è programmata, esaminata, se non riesco a guardare al presente o al futuro come una meravigliosa opportunità di realizzare il mio compito su questa terra, allora vuol dire che la mia mente è malata, che i miei pensieri nascono da una valutazione negativa e riduttiva della realtà, da un giudizio su di essa, non dalla realtà. Per guarire la Mente occorre aprirla alla Realtà.