L’autentica essenza del mito della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre è che l’essere umano deve riconquistare il Paradiso Perduto per potersi reintegrare e godere dell’unità, della «religio» con il divino. Il Mito, ben al di là del sentimento di perdita, di peccato, di colpa e di espiazione, suggerisce un necessario percorso di crescita e di evoluzione, richiede di ristabilire l’armonia interiore delle forze opposte e complementari di Luce/Ombra, Bene/Male, di utilizzare in modo evolutivo le forze primordiali dell’energia sessuale e creativa, simboleggiata dal serpente.

L’albero che connette la Terra e il Cielo è anche Sushumna, l’asse centrale, «sottile come il gambo di un fiore di loto», che percorre l’essere umano dal coccige alla sommità del capo e su cui si sviluppano i Sette Chakra, vortici roteanti di energia intelligente.
L’analogia che lega l’essere umano all’archetipo dell’albero e al serpente diventa ancora più evidente considerando che il Primo Chakra, alla base della colonna vertebrale, si chiama Muladhara, «radice che sorregge», mentre l’ultimo Chakra, sulla sommità del capo, si chiama Sahasrara, «loto dai mille petali».

Il Paradiso è in Terra, l’Albero della Vita siamo noi
Mircea Eliade, storico delle religioni, ha evidenziato come nel mito dell’Albero Cosmico sia riflesso il desiderio di cogliere la realtà essenziale del mondo e le origini delle cose.
In tutti i Miti in effetti l’Albero della Vita ha sempre simboleggiato la natura evoluta dell’uomo, la capacità di essere in contatto con Cielo e Terra, di seguire i ritmi e il divenire della natura, di produrre frutti e di rinnovarsi incessantemente.
Albero della Vita, Albero della Conoscenza, Albero del Bene e del Male, l’Albero con la sua lenta crescita verso l’alto e verso la luce unisce il cielo alla terra, il sacro al profano, nella magia della fioritura e della maturazione l’invisibile diventa visibile e conduce alla realizzazione di ogni potenzialità.
La nostra Vita, la nostra interazione con la Realtà e noi stessi siamo del tutto paragonabili a un albero e alla sua relazione con la natura circostante. Le radici dell’albero servono ad assorbire dalla terra l’acqua e i composti inorganici disciolti nel terreno. Le radici hanno quindi il compito di raccogliere la pioggia che proviene dal cielo per mandarla per capillarità verso l’alto. Pensiamo alle nostre gambe, alle vene e ai capillari che trasportano il nutrimento attraverso il sangue, pensiamo al sistema linfatico che drena e trasporta i liquidi in tutto il corpo.
Il tronco dell’albero serve a condurre la linfa verso l’alto, verso i rami e le foglie che grazie all’azione della luce possono trasformare l’anidride carbonica dell’aria e l’acqua della terra in nutrimento (fotosintesi clorofilliana). Il nostro tronco contiene gli organi interni, funzioni del movimento interiore delle emozioni e del metabolismo. Le nostre braccia, la nostra mente, i nostri progetti possono estendersi nel mondo circostante a fecondare con le loro opere l’universo.
Le nostre idee sbocciano e fioriscono, i frutti dei nostri sforzi diventano nutrimento per l’umanità.
L’albero è un simbolo cosmico proprio per la sua capacità di rappresentare l’elevazione della materia verso l’alto, verso il Cielo e trasformarla in vita grazie all’azione vivificante della luce solare e dell’acqua. Basti pensare che se noi esistiamo è grazie alle piante che in milioni di anni hanno reso respirabile l’aria del nostro pianeta.

Il Primo Simbolo: Eros, Thanatos e Kaos, la Danza della Vita e della Morte
Con il Primo Simbolo abbiamo appreso a portare l’energia cosmica nelle nostre radici e a elevare la linfa verso le foglie, perché l’azione della luce del sole, il piano divino, possa permettere la trasformazione della materia inanimata in materia vivente, in energia.
La Dea Serpente Kundalini, la forza ancestrale della terra e della materia, qui si avvolge e si svolge, qui si prepara a risalire lungo il tronco verso la luce dell’Illuminazione.

L’immagine archetipica del serpente arrotolato sul tronco è il simbolo dell’onda e del flusso di energia primordiale e creatrice, la sua ascesa lungo l’albero è segno di abbondanza e fecondità, è garanzia di maturazione e realizzazione.
Abbiamo anche compreso che il serpente non è il maligno, non va temuto o schiacciato, esso è parte integrante della realtà, nella sua forma oscura e inquietante è pur sempre l’aspetto inconscio della nostra natura, è il nostro lato ombra che teme la luce per non doversi rivelare.
Il serpente, che ogni mese muta la sua pelle, è anche il simbolo del potere di continua trasformazione e rigenerazione dell’energia vitale, elemento chiave dell’intero processo di evoluzione interiore.
La pianta, espressione primaria della grande Dea della Terra, e il serpente, espressione maschile e fallica del Dio Creatore, si uniscono simbolicamente nelle nozze sacre, e dalla loro ierogamia generano e producono nella nostra vita frutti sacri.
La saggezza profonda dell’energia vitale, rappresentata dal serpente, permette a colui che cerca il divino di trasformarsi interiormente, unificando e integrando le forze maschili e femminili, portando così a maturazione le proprie potenzialità, i propri frutti spirituali: la conoscenza del bene e del male e la consapevolezza dell’eternità della vita. L’unione interiore nell’essere umano delle sue forze polari di Bene e di Male, di Cielo e di Terra, di Luce e di Ombra, porta alla fioritura delle sue potenzialità spirituali, espande la sua coscienza, lo rende partecipe di un Tutto più vasto e sacro. Il Primo Simbolo attraversa il corpo e lo rende fluido e permeabile all’energia vitale.

Il Secondo Simbolo: Ethos e Dynamis, l’evoluzione interiore
Con il Secondo Simbolo abbiamo imparato a penetrare sotto la scorza dura e coriacea, attraverso la corteccia delle nostre difese e dei blocchi emozionali per raggiungere la linfa vitale e lasciarla scorrere liberamente attraverso il nostro tronco. Sublimazione degli istinti primordiali, delle pulsioni di vita e di morte, superamento della limitazione
centripeta delle energie sessuali, il Secondo Simbolo è pur sempre Kundalini trasformata in agente di comprensione e inclusione.
Il Secondo Simbolo apre la porta interiore che ci collega alla nostra identità più profonda, ai nostri sentimenti, alle nostre aspirazioni e nello stesso tempo ci aiuta a espri- mere noi stessi nel mondo, ad agire e a superare il controllo e la paura del giudizio.
Il Secondo Simbolo attraversa il sistema nervoso, facilita la comunicazione e l’integrazione dei vari cervelli, rettile, mammifero e umano, ci aiuta a ricondurre a unità ogni esperienza e ogni intimo sentire, per donare a noi stessi un Io sano ed efficace. Oltre ogni limite, oltre ogni pregiudizio e condizionamento, oltre ogni conflitto, ci attende la nostra identità.

Il Terzo Simbolo: Anemon e Krottos, oltre ogni separazione
Con il Terzo Simbolo abbiamo compreso che il dolore è solo una funzione dell’evoluzione della coscienza, non è privo di scopo, ma ci induce a risvegliarci e a prendere coscienza di noi stessi e delle nostre responsabilità.
Ora sappiamo che avendo mangiato del frutto della Conoscenza del Bene e del Male, dovremo affrontare il nostro viaggio terreno attraverso l’apparente contraddizione degli opposti per affrancarci dall’illusione della separazione.

Abbiamo scoperto che dovevamo essere cacciati dal Paradiso Terrestre non per essere puniti di un peccato ma per avere l’opportunità di cercare il suo segreto dentro di noi, vivendo autenticamente la nostra insostituibile vita.
L’Albero della Conoscenza, ci offre i suoi frutti, e il primo e più elementare dono che la natura ci offre, è la consapevolezza del significato della nostra vita. Abbiamo anche scoperto che la più grande di tutte le illusioni è lo scorrere lineare del tempo, Kronos, l’idea della vecchiaia e della morte, dell’infanzia e della giovinezza, la sensazione di perdere tempo, che tutto è perduto, che il tempo scorra inesorabilmente verso una fine: il tempo è simile a una spirale.
Con il Terzo Simbolo siamo andati oltre l’illusione dello Spazio/Tempo, abbiamo compreso che il Tempo è anch’esso una funzione della Coscienza e che più ci avviciniamo alla Luce e più la separazione tra tempo e spazio si annulla.
Il presente è il punto di congiunzione tra passato e futuro, dove confluiscono i mille rivoli dell’esperienza passata per fluire verso l’Oceano della nostra futura realizzazione.
Il Terzo Simbolo ci guida alla scoperta del Piano Spirituale, al Risveglio della Coscienza, all’Illuminazione.
Il «Qui e Ora» del Primo Simbolo si evolve nella riscoperta delle «Sorgenti dell’Io» del Secondo Simbolo per giungere alle soglie della Coscienza Risvegliata con il Terzo Simbolo, «Oltre l’Illusione di Ogni Separazione».

Il Quarto Simbolo: Lògos e Olos, dove tutto comincia e tutto finisce
Il Quarto Simbolo ci porta verso il Potere, la Luce e l’Amore, ossia verso l’Illuminazione. È il collegamento con la Fonte Infinita, con il Principio, con l’Uno. Il Quarto Simbolo è la chiave per entrare nel «Tempio della Grande Luce
Risplendente» e dimorarvi per l’eternità. È l’Albero della Vita, il cui frutto ci renderà immortali e simili a Dio.
Ed è a questo punto che l’Amore Cosmico ci spinge al Servizio, ossia ad annientare il nostro ego e con lui qualunque pulsione individualistica e renderci tramiti della Volontà Divina, obbedire ai suoi imperativi e dedicare la nostra vita al raggiungimento della Illuminazione, alla compassione verso ogni creatura, alla comprensione e al sostegno degli altri esseri umani, nostri fratelli e compagni di viaggio.
Il III Livello culmina nel IV Livello che vede la sua più completa ed efficace espressione nell’Insegnamento di Reiki e nella Trasmissione delle Iniziazioni.