Archetipi Mito e Inconscio Collettivo

Come già abbiamo osservato, a un certo punto della sua indagine sulla Psiche, Jung si accorse che nei sogni e nelle allucinazioni dei suoi pazienti, comparivano di frequente dei Simboli, che l’inconscio produceva in modo spontaneo, ma che la coscienza non sapeva comprendere.
Egli potè constatare che quei Simboli non provenivano tanto dallo stretto contesto culturale del paziente, ma si riferivano piuttosto a culture arcaiche, religioni o mitologie antiche, e ipotizzò che potesse esistere una Psiche Universale, propria della specie umana, accompagnata dalle immagini di una memoria collettiva. Jung arrivò alla conclusione che l’inconscio non era solo il passato rimosso ma anche una serie di esperienze e patrimoni archetipici dell’intera umanità, perché i contenuti psichici di questo tipo di pazienti erano troppo lontani dal vissuto personale degli stessi. Studiando la mitologia verificò che molti simboli mitologici erano presenti nelle visioni dei suoi pazienti psichiatrici. Nel 1919, Jung usò per la prima volta il termine «Archetipo» per nominare queste immagini affioranti dall’inconscio e fu in questo momento che parlò per la prima volta di un Inconscio Collettivo formato da due componenti: Istinti e Archetipi.

Istinti e Archetipi
Gli Istinti determinano le azioni: sono impulsi, cioè, che realizzano le azioni secondo una necessità ed hanno una componente biologica. Allo stesso modo egli ipotizza che vi siano modi di comprensione inconsci, innati, che regolano la nostra percezione: gli
Archetipi, determinanti di ogni processo psichico.
Così come gli Istinti determinano le azioni, gli archetipi determinano le nostre percezioni. Entrambi sono collettivi e transpersonali perché hanno a che fare con contenuti universali che trascendono i limiti della personale esperienza. La specifica modalità con cui percepiamo una situazione corrisponde quindi a un Archetipo e determina in modo altrettanto preciso il nostro impulso ad agire. Come la percezione inconscia, attraverso l’Archetipo, determina la forma e la direzione dell’Istinto, così anche l’impulso ad agire (istinto) determina come noi percepiamo una situazione (archetipo).
Poiché l’inconscio collettivo è ben più antico della coscienza individuale, comprende contenuti che rappresentano potenzialità, comportamenti e modi di agire che appartengono all’umanità fin dai suoi esordi e fanno parte di un bagaglio psichico ereditato dai nostri antenati. Miti, racconti, favole, leggende, culti religiosi, danze e rituali, sono il patrimonio comune dell’intera umanità, una sorta di grande pozzo da cui ognuno di noi attinge contenuti che poi rende individuali: siamo tutti partecipi di una memoria inconscia che ha alla base le esperienze fondamentali dell’uomo dall’inizio della propria storia evolutiva. L’inconscio collettivo è uno spirito «onnipresente» e «onnisciente» che si manifesta attraverso gli Archetipi, evocati dalla visione del mistico, dalle parole del poeta o del letterato, dalle immagini del pittore, dalla musica del compositore.
È per questo che in tutto il mondo si ritrovano simboli e miti pressoché identici.
L’archetipo è un ricordo trasmesso in modo ereditario, una possibilità, una scelta di essere in un certo modo rispetto a una certa situazione. Il linguaggio dell’inconscio è un linguaggio immaginifico, alogico e sintetico, di conseguenza gli archetipi appaiono spesso sotto forma di immagini simboliche.

Il Tredicesimo Archetipo
Chiamati a sé i dodici discepoli,
diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi
e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono:
primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello;
Giacomo di Zcbedèo e Giovanni suo fratello,
Filippo e Bartolomeo,
Tommaso e Matteo il pubblicano,
Giacomo di Alfeo e Taddeo,
Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota,
che poi lo tradì.
Vangelo di Matteo

Il lavoro del III Livello Reiki è sostanzialmente conoscere, comprendere e seguire l’e- sempio del Cristo e del Buddha, i più grandi Maestri che l’umanità abbia conosciuto.
E sono proprio il Cristo e il Buddha a rappresentare la Chiave di Volta che sostiene tutto il senso del percorso di crescita con Reiki.

Cominciamo ora a comprendere perché Mikao Usui cercò e trovò il segreto della guarigione nelle sacre scritture del Cristianesimo e del Buddhismo.
La Leggenda di Usui è anch’essa un Mito che evidenzia che per raggiungere l’Illuminazione occorre ripercorrere le tappe archetipiche rappresentate dalla vita e dalle opere del Cristo e del Buddha. Solo attraverso la fusione e l’integrazione dentro di noi di queste due grandi figure spirituali possiamo attingere il bene supremo della Liberazione dall’illusione.
Il Cristo e il Buddha sono Archetipi Universali che riassumono in sé tutti i livelli di coscienza, sono l’Auriga che governa il Cavallo Buono e il Cavallo Cattivo, sono il Vero Sé che dirige tutte le energie psicofisiche verso il compimento dello scopo ultimo: l’Illuminazione e la visione di Dio.

Ora possiamo lavorare, e il lavoro durerà tutta la vita, sull’attivazione degli Archetipi, le chiavi della nostra Anima, i depositari dei segreti della vita spirituale dell’Umanità, le formule per accedere all’Inconscio Collettivo e contribuire alla Guarigione di tutta l’Umanità.
Nel IV Livello vengono rivelati i procedimenti per attivare l’energia di Reiki in coloro che lo richiedono, ma soprattutto viene attivata la facoltà di aprire il canale energetico che collega al Conscio e all’Inconscio Collettivo attraverso la struttura psichica degli Archetipi Universali.
Dalla nascita alla morte, dall’infanzia alla vecchiaia, dall’adolescenza alla maturità, ogni aspetto della nostra vita può essere portato alla consapevolezza, esplorato, vissuto e realizzato grazie al supporto teorico ed energetico della Teoria degli Archetipi.

Gli Archetipi sono 12, come gli Apostoli, come i mesi dell’anno, come i segni dello zodiaco, come le fatiche di Ercole, come le Tribù di Israele, e rappresentano ciascuno precisi passaggi nel processo evolutivo della nostra esistenza.
Quando, nella vita di un essere umano, avviene un fatto che corrisponde a una situazione archetipica, la coscienza ricorda e riconosce l’evento e attiva il livello di coscienza corrispondente. In generale possiamo dire che qualunque situazione esperienziale è in grado di attivare o di intensificare la consapevolezza legata a ciascun Archetipo.
Vi sono periodi nella vita umana in cui le sollecitazioni esteme e inteme corrispondenti a uno specifico archetipo risultano particolarmente significative ed esse sembrano riproporsi con un andamento ciclico di sette anni assimilabile al percorso evolutivo dei Chakra.
Il numero di Archetipi è relativamente ristretto poiché corrisponde alle differenti possibilità di esperienze fondamentali che può sperimentare l’essere umano ma nelloro insieme costituiscono un codice capace di comunicare efficacemente qualunque contenuto.

Gli Archetipi sono in sostanza il linguaggio dell’Inconscio Collettivo.
Essi sono, in ordine di attivazione: 1) Innocente, 2) Orfano, 3) Angelo Custode, 4) Guerriero, 5) Cercatore, 6) Amante, 7) Creatore, 8) Distruttore, 9) Sovrano, 10) Mago, 11) Saggio, 12) Folle.
Reiki si rivela anche in questa occasione uno strumento potente ed efficace attraverso i trattamenti, le condivisioni e
le iniziazioni per sciogliere e liberare le energie bloccate nell’Archetipo.
Come i Sette Chakra nel Canale Energetico del I Livello, (Shushumna, Ida, Pingala, Kundalini) come i Quattro Piani della Realtà nel Canale Energetico del II Livello, (Albero della Conoscenza) così i 12 Archetipi costituiscono le
tappe, le chiavi, i livelli di coscienza che insieme formano il Canale Energetico del III Livello (Albero della Vita).

Il Viaggio dell’Eroe
Il concerto che sta alla base della Teoria degli Archetipi è che la nostra vita viene considerata alla stregua di una Impresa Eroica (La Ricerca del Graal, Il Mito di Excalibur) che va affrontata e vissuta con fiducia, autonomia, amore, coraggio, creatività, arte, determinazione, consapevolezza, gioia, fede…
Gli Archetipi sono i depositari di questi poteri e corrispondono a precise tappe evolutive della nostra personale esistenza, che è poi il nostro Viaggio nella Vita. Nel corso di questo Viaggio tuttavia, soprattutto nei primi anni, quando siamo più fragili e ricettivi, pesanti condizionamenti possono avere negativamente influito sulle nostre percezioni alterando talvolta la nostra capacità di rappresentarci correttamente all’interno della nostra realtà fisica e psichica. Alcuni di noi hanno forse perduto l’innocenza di fronte alle delusioni, agli abbandoni, alle ferite e ai tradimenti, di fronte alla sofferenza abbiamo talvolta ceduto alla tentazione di chiuderci nel nostro guscio senza essere pienamente consapevoli che anche il dolore (Sacrificio) è un passaggio necessario per la nostra evoluzione.
Se l’Innocente ci insegna la fiducia, è infatti l’Orfano che ci da l’opportunità di integrare l’autonomia e il discernimento. Unirsi alle cose e alle persone amate dà grande gioia e riempie di entusiasmo, ma anche le grandi delusioni della vita ci fanno crescere e maturare… I Miti, le Leggende e le Fiabe sono rappresentazioni dell’Inconscio
Collettivo dell’umanità e tutti personaggi e le figure fantastiche che li abitano sono in realtà Archetipi Universali.
Conoscere gli Archetipi significa attingere al patrimonio di saggezza dell’umanità e apprendere un linguaggio universale che ci permette di comunicare con gli uomini di tutti i tempi e di tutte le diverse culture.
Gli Archetipi sono le lettere di un Alfabeto Universale, i Miti sono le espressioni del Conscio e dell’Inconscio Collettivo.
La nostra anima contiene tutte le immagini da cui sono nati i miti, poiché i miti sono le manifestazioni psichiche che rappresentano la natura dell’anima. Conoscere gli Archetipi significa possedere le chiavi per accedere all’Anima Universale.

Se esploriamo il livello simbolico dei diversi Miti e Riti nelle diverse culture, scopriamo l’identica radice del percorso evolutivo, l’Archetipo dell’Iniziazione.
Da un punto di vista psicologico, l’Iniziazione, o mistero della rigenerazione spirituale, comporta un processo archetipico che si effettua ogni volta che si tratta di superare un modo di essere per raggiungerne uno superiore, ovvero in ogni caso di trasmutazione spirituale e coscienziale.
Iniziazione significa uscire da una comoda e imprigionante dimensione infantile ed edipica, significa poter benedire ogni momento della nostra vita così come è sapendo che ogni frammento di vita appartiene alla totalità.
Quando usciamo dal nostro Io personale e individuale e cominciamo il nostro Viaggio nella Vita incontriamo subito l’Ombra, la parte di noi che dobbiamo innanzitutto riconoscere e integrare, poiché senza di essa non saremmo completi. L’Incontro con l’Ombra è spesso drammatico e terribile, poiché rappresenta tutto ciò che di noi non conosciamo e temiamo.

I bambini hanno spesso paura degli adulti, e li vedono come temibili orchi, come giganti infuriati, come subdole streghe. Talvolta sono gli adulti a temere i bambini, e allora ecco che compaiono fastidiosi e petulanti gnomi e folletti, nani e trolls.
Negli uomini lo sconosciuto si manifesta nella forma ombra della donna: la strega, la fattucchiera, la Maga Circe che imprigiona e trasforma gli uomini in porci, Medusa che pietrifica con lo sguardo, le Sirene che impediscono il Viaggio di Ulisse. Per la donna l’uomo ombra rappresenta la paura della violenza fisica e sessuale, della perdita della verginità: Barbablù che uccide le mogli, il Minotauro che divora i fanciulli, il diavolo a cui sacrificare le vergini, il vampiro assetato di sangue di fanciulla.

C’era una volta…
La fiaba di Cappuccetto Rosso è una classica rappresentazione dei passaggi evolutivi dall’infanzia all’adolescenza, alla maturità, alla vecchiaia…
Quando Cappuccetto Rosso (La Ricerca Spirituale) saluta la Mamma (La Dimensione dell’Io) per andare a trovare la Nonna (la Dimensione del Sé), in realtà sta uscendo dalla dimensione del piccolo Io individuale rappresentato dalla casa della mamma, ossia la famiglia di origine, e sta cominciando il suo Viaggio nella Vita, sta seguendo la chiamata dello Spirito che la invita a esplorare l’ignoto. Per trovare la Nonna (la Vecchia Saggia, l’Archetipo del Sé Superiore) occorre infatti attraversare II Bosco (Il Mistero, Lo Spirito, L’Inconscio). Cappuccetto Rosso incontra per l’appunto il Lupo, ma non lo riconosce poiché l’Ombra sa dissimulare il suo aspetto ed è difficile da vedere. Anche in seguito il
Lupo astutamente si travestirà da Nonna per tendere la sua trappola.
Così molti di noi cercano di nascondere la loro aggressività e la loro follia sotto una parvenza di falsa mitezza (i Lupi travestiti da agnelli). L’incontro con il Lupo (l’Ombra) rappresenta anche la Perdita dell’Innocenza, ma è un passaggio necessario, è proprio grazie a quell’incontro che la piccola e ingenua bambina potrà diventare una donna adulta e matura e potrà imparare a riconoscere la Verità che deriva dalla Esperienza della Vita (La Nonna, cioè colei che ha vissuto a lungo) dalla Maschera Sociale che suggerisce scorciatoie (Il Lupo travestito, il trucco, l’inganno, l’ipocrisia, la menzogna).

L’Ombra è anche l’Archetipo del diavolo, la cui astuzia sta nel proporre comode scorciatoie ma in realtà di sviarci dalla retta via, dallo Scopo della nostra Vita, che è quello di raggiungere e nutrire il nostro autentico Sé (portare la merenda alla nonna). Cappuccetto Rosso arriva alla Casa della Nonna, è dunque riuscita ad attraversare il bosco della vita, anche se la scorciatoia in realtà le ha fatto perdere tempo. Ma proprio nel momento del Ritorno, del Compimento, una nuova insidia si presenta, un nuovo inganno dell’Ombra. Il Lupo è ora travestito da Nonna. Il Saggio Ombra ha preso il sopravvento, che è la tentazione di coloro che cercano di nascondere la propria ignoranza dietro una maschera di erudizione e di cultura. E giustamente Cappuccetto Rosso dubita, non è convinta, interroga la falsa nonna, cerca di metterla alla prova, ma il destino è segnato. Cappuccetto Rosso viene divorata dal Lupo insieme alla Nonna, il ventre del Lupo diventa allora un crogiuolo, un calderone dove l’inconscio della bambina (il passato), della donna adulta (il presente) e della donna anziana (il futuro) si fondono con l’inconscio collettivo in un processo di morte-rinascita dal sapore tipicamente iniziatico. Ed ecco il Cacciatore, archetipo del Guerriero evoluto e dell’Angelo Custode, San Giorgio che uccide il Drago, Salvatore e Redentore, che con un colpo di spada apre il ventre del Lupo e Cappuccetto Rosso, sana e salva, risorta, integrata e individuata, ritorna alla luce. Il Lupo, l’Ombra, è ora soltanto una pelle squarciata, un involucro privo di vita, la proiezione mostruosa di cui eravamo preda non esiste più, la saggezza e l’esperienza della vita hanno svelato l’illusione e non c’è più paura di ciò che non si conosce.

Il figlio di Giuseppe il falegname
Non possiamo non menzionare a questo punto la più classica delle fiabe iniziatiche:
Le Avventure di Pinocchio. Un bel giorno nella bottega di Geppetto capita un ceppo di legno che parla. Geppetto vuole un figlio ma è già vecchio e la moglie è morta da molti anni e così con quel pezzo di legno, decide di fabbricarsi un bel burattino, che chiamerà Pinocchio. Pinocchio nasce dunque innocente e orfano, nella povertà come Gesù e dotato di parola come il Buddha.
È però un burattino, cioè totalmente posseduto dalla Persona, dalla Maschera Sociale, dalle convenzioni, senza una reale identità, è un bambino egoista, viziato, irriverente e disobbediente. Pinocchio è soprattutto noto per le sue bugie, e per quel naso che si allunga forse per permettergli di vedere lui stesso la portata della sua ipocrisia.
Geppetto è un simbolo dell’Io, è la casa e il focolare, è l’Angelo Custode, è colui che comprende e che si sacrifica, che nutre e protegge ed è anche simbolo Spirito, del Creatore, di colui che ha il potere di nominare e dare la vita (dal legno di Pino nasce Pinocchio, il nominare una materia inerte infonde l’afflato vitale). La Fata Turchina, evidente simbolo dell’Anima, del Sé, della Grazia, promette a Pinocchio di farlo diventare «un ragazzo vero», a patto che si conquisti diritto a essere reale.

Pinocchio scappa da Geppetto, dalla casa e dalla scuola (le regole familiari e sociali) e incontra il terribile Mangiafuoco: l’Uomo Nero, l’Orco, il Padre Terribile, l’Ombra insomma, che lo imprigiona e addirittura vuole usarlo come legna per il fuoco. Ma Pinocchio da prova di eroismo mostrando il coraggio di difendere i suoi compagni burattini e verrà ricompensato con cinque monete d’ore da un Mangiafuoco perfino commosso. Pinocchio ha dunque mostrato di avere integrato l’archetipo dell’Angelo Custode (difendere i deboli) e del Guerriero (reagire all’autorità) e ha quindi potuto accedere alle sue risorse interiori, ai talenti, alle monete d’oro.
Ora è pronto per partire per il Viaggio vero e proprio. Qui incontrerà il Gatto e la Volpe, che tenteranno di ucciderlo per portargli via il denaro, incontrerà Luci-gnolo (o Luci-fero?) che lo porterà fuori strada tentandolo con l’illusoria felicità del Paese dei Balocchi. Il Gatto e la Volpe ben rappresentano tutti i tranelli e i trabocchetti che insidiano il Viaggio, gli spiriti malvagi che popolano il mondo, i falsi maestri e consiglieri che d’altra parte mettono alla prova il nostro ardimento e ci offrono la possibilità di apprendere la più grande lezione: discernere tra il Bene e il Male.
Ma sempre la Fata dai Capelli Turchini accompagna Pinocchio, lo segue nel suo viaggio, anche con dolore nei momenti più oscuri, morirà con lui, rinascerà con lui. Così la nostra anima ci accompagna anche quando ci perdiamo così profondamente nei nostri istinti bestiali da morirne o ritrovarci trasformati in bestie noi stessi. E infatti anche Pinocchio diventa il Ciuchino Pinocchio, azzoppato e inutile, buono solo per essere ammazzato e farne pelle per tamburi. Pinocchio viene gettato in mare ma proprio mentre il ciuchino annega, Pinocchio ritoma burattino ed è allora che vede di nuovo il suo babbo, in alto mare, che sta per essere inghiottito da un pescecane.

È qui che il burattino Pinocchio riuscirà a diventare un ragazzo vero, andando a cercare il suo babbo fin nel ventre del pescecane. La caverna, la grotta, il ventre della balena, rappresentano l’inconscio, l’Ombra, le paure ancestrali di essere divorato e inghiottito, il regno dei morti, gli inferi, il luogo oscuro e misterioso che ogni eroe deve prima o poi attraversare. Come il ventre del Lupo per Cappuccetto Rosso, cosi la pancia del Pescecane permette a Pinocchio di entrare in contatto con il suo Sé, ora rappresentato dal vecchio Geppetto.
Pinocchio non è più il bambino viziato ed egoista, sta mostrando tutto il suo amore in un atto realmente altruistico: salvare il suo babbo, rischiare la sua stessa vita per salvarne un’altra, avere fiducia nelle sue capacità, avere fede e determinazione nel buon esito dell’impresa. E quando Pinocchio si carica il babbo sulle spalle, lo conduce fuori del budello, quando approda sulla spiaggia è ormai diventato un ragazzo vero, in carne e ossa, con un’anima e un corpo. Sa come entrare nell’inferno e sa come uscirne, soprattutto sa come tirarne fuori gli altri, si è dedicato al Servizio. Pinocchio è tornato a casa, è tornato in sé, è diventato Reale.

Per ritornare bisogna partire…
Il Viaggio è certamente pieno di rischi e di pericoli, ma va affrontato o non avremo mai l’opportunità di contattare la parte più autentica e profonda del nostro essere. Quale storia potremmo raccontare se Cappuccetto Rosso di fronte alle prime difficoltà fosse tornata indietro di corsa e non fosse più uscita di casa…? E se Pinocchio avesse accettato di restare un burattino? E quanti di noi invece di affrontare e risolvere i problemi, i conflitti, le paure (I Draghi), preferiscono rifugiarsi in un mondo illusorio e rinunciare poco per volta ai propri sogni…?
Invece è bello essere adulti, sentire il proprio potere di realizzazione nella vita pratica e concreta (il Sovrano), è bello avere fede in Dio e sapere che possiamo realizzare tutti i nostri sogni (il Mago) è bello avere fatto esperienza della vita (Il Cercatore), essere passati attraverso mille pericoli (Il Guerriero) e avere tratto importanti insegnamenti (il Saggio). È bello soprattutto scoprirsi adulti ma non cinici, maturi ma non rassegnati, con doveri e responsabilità magari pesanti, con scelte difficili da fare talvolta, ma pur sempre gioiosi e capaci di cogliere la bellezza di ogni attimo che passa (Il Folle).