Attraverso il condizionamento subito fin dall’infanzia possiamo aver imparato così bene a prendere le distanze dalle nostre emozioni e dalla nostra verità che a volte risulta difficile entrare in contatto con noi stessi e riconoscere quello che veramente sentiamo.
Reiki insegna ad ascoltarsi, a contattare e a dar voce alla propria più intima essenza, quella parte di noi che sa ogni cosa, che ha tutte le risposte e che talvolta, anche grazie alla malattia, alla crisi, alla sofferenza ci offre una strada, una via di crescita e di evoluzione.
Nel periodo successivo a un Trattamento di Reiki o alla Attivazione di I Livello, è normale sentirsi un po’ strani, avvertire un senso di leggerezza, di stordimento, fare molti sogni, ricordare avvenimenti passati; nuove immagini salgono alla coscienza e orizzonti nuovi sono visibili ai nostri occhi.

Il Processo di Guarigione del I Livello di Reiki
Dopo aver ricevuto Reiki, nel giro di poche ore o di pochi giorni l’energia «sbloccata» raggiunge la coscienza dell’individuo rendendolo consapevole delle cause che hanno generato il «problema». Con le cerimonie di attivazione e con i trattamenti è possibile divenire sempre più coscienti della propria interazione con l’universo e adattare i propri comportamenti e le proprie azioni in armonia alle leggi della Natura. Ecco che la
Guarigione non può prescindere da un profondo processo di trasformazione che riconduca l’individuo in contatto con la propria anima e con il proprio destino.
Il termine Guarigione non va inteso da un punto di vista medico-scientifico come l’eliminazione di un processo patologico in senso stretto, ma piuttosto come il recupero di una dimensione interiore di armonia ed equilibrio in conseguenza di scelte e comportamenti consapevoli in linea con il proprio percorso evolutivo e spirituale. Guarigione secondo Reiki non può dipendere da una analisi anatomo-fisiologica o da un esame quantitativo sulla presenza o meno di determinate sostanze nell’organismo.
Il termine Guarigione va inteso come un movimento verso il compimento, verso la felicità, verso l’autorealizzazione, verso la scoperta del proprio autentico Se. Reiki può validamente e correttamente essere considerato una via verso l’Illuminazione attraverso successivi livelli di attivazione energetica.

Guarigione come superamento della separazione
Se vogliamo guarire dobbiamo quindi diventare consapevoli che la realtà non è quella che crediamo o pensiamo di vedere, che siamo sviati da molteplici condizionamenti, che i nostri sensi fisici sono estremamente limitati e che spesso la realtà è la proiezione del nostro mondo interiore (il Velo di Maya). Dobbiamo superare il limite del giudizio,
della tentazione di separare il dentro dal fuori e renderci conto che siamo UNO con ogni manifestazione dell’energia creatrice.

Cosa è Dio? 
Forse che quel Dio che tutti cerchiamo non è proprio il desiderio stesso di ritrovare l’unità con la realtà che ci circonda? E il Paradiso Terrestre a cui ci rivolgiamo con nostalgià non è forse il ricordo dell’unità con la Madre Natura? E nell’estasi dell’amore cos’è che conduce al sommo piacere se non l’unione fisica e psichica di anima e corpo con la metà mancante?
Siamo alla continua ricerca del completamento attraverso l’altro perché sentiamo di essere separati e incompleti. La malattia, come l’amore o la fede, è una strada verso l’unità. Essa ci porta in contatto con l’altra parte di noi stessi, quella che non vogliamo vedere o sentire. Riconoscendola e integrandola potremo guarire perché avremo ricondotto noi stessi a unità.

Malattia…
Se non riesco ad amarmi, a gioire, a comprendermi, a proteggermi, a farmi rispettare continuerò a sentirmi separato da me stesso. Questa è la vera solitudine.
La malattia mi stimola e mi pone domande affinché io possa rispondere a me stesso, ristabilendo il contatto e la comunicazione con il mio Io più profondo e autentico. Il bambino che è dentro di me cerca di attirare la mia attenzione, perché vuole giocare.

Il paradosso della Malattia e della Guarigione
Virus, incidenti, alimentazione, eventi atmosferici, situazioni ambientali ecc., possono dunque contribuire all’insorgenza di una certa patologia piuttosto che un’altra, ma non si può prescindere dal fatto che è pur sempre un individuo specifico a esseme colpito in un momento specifico della sua vita.
L’evento esterno può al massimo partecipare come causa scatenante nella produzione di uno specifico sintomo (segnale nella dimensione fisica), ma l’origine del conflitto nasce sempre nella psiche (dimensione Spirituale) dell’individuo e appartiene a un preciso, per quanto spesso incomprensibile e paradossale, programma di Salvezza. La malattia tenta di sintonizzare la mente, sviata dall’ego e dai condizionamenti, sul suo destino, sul suo compito, sul suo scopo. È un campanello d’allarme, una opportunità, per quanto sconcertante, di ritrovare una parte della nostra anima perduta.

Il dolore ci risveglia
Il dolore è dunque l’informazione preposta alla conservazione della vita.
Come quando metto la mano sul fuoco è la sensazione dolorifica che mi costringe a toglierla, così anche in tutti gli altri casi quando la mia condotta danneggia l’organismo si produce l’evento patologico. Il dolore che quasi sempre accompagna la malattia ha la funzione di risvegliarci dal sonno della nostra incoscienza. Il dolore di un abbandono, di un tradimento, di un fallimento ci costringe ad aprire gli occhi su quello che non potevamo o non volevamo vedere.
Mettendoci in contatto con la realtà, per quanto sgradevole possa essere, è sempre il dolore che contribuisce alla nostra crescita personale, alla presa di coscienza e di responsabilità per le nostre azioni e quindi ci guida verso noi stessi.
Quando proviamo dolore, fisicamente, emotivamente, mentalmente o spiritualmente, significa che ci siamo allontanati da noi stessi o siamo in contatto con situazioni che non ci piacciono e non ci fanno bene. Quando dobbiamo separarci da una persona amata, proviamo dolore. Nello stesso modo, nella stessa misura, noi soffriamo quando siamo lontani da noi stessi, quando ci tradiamo o ci abbandoniamo.