Contemporaneo di Mikao Usui, Rudolf Steiner (1861-1925) espresse impulsi di grande intensità e fecondità, imprimendo al pensiero e alle conoscenze occidentali una nuova spinta verso il senso più profondo della vita e delle realtà spirituali. Si possono trovare numerose assonanze tra gli insegnamenti di Steiner e quelli di Usui, componendo così un tutt’uno omogeneo che abbraccia la terra intera, dall’Europa al Giappone, e nel quale le diversità di mondi e culture lontane si trovano, sul piano spirituale, in una inaspettata comunione.
Nato nell’allora Austria-Ungheria, Rudolf Steiner dedicò la sua vita alla ricerca scientifico-spirituale e all’insegnamento, che diffuse grazie a numerosi libri e articoli, ma anche tenendo instacabilmente un enorme numero di conferenze (circa 6000), in gran parte trascritte e pubblicate.
Le sue indicazioni per il rinnovamento di diversi settori culturali e sociali (arte, educazione, medicina, agricoltura) sono di sempre maggiore importanza.
Rudolf Steiner fondò, nei primi anni del ‘900, la Società Antroposofica: egli stesso «nominò» Antroposofia (o Scienza dello Spirito) il cuore del suo messaggio. Antroposuomo, e Sophia-la divina sapienza: è subito evidente la vicinanza con Reiki: Rei-spirito universale e Ki-essenza individuale dell’uomo.
Effettivamente anche l’insegnamento di Steiner ha come chiave la compenetrazione, da parte dell’uomo alle soglie di una nuova era cosmica, nella realtà spirituale che anima l’universo.
Nuovi sensi si svilupperanno, con sempre maggior vigore: sensi spirituali, appunto, in grado di percezioni quali oggi conosciamo solo in relazione al mondo della materia: così un sempre maggior numero di uomini potrà accedere alla conoscenza di più profonde appartenenze e di eventi che al momento fanno parte per lo più di quello che chiamiamo intuizione, o immaginazione, o ispirazione.
Come il sole lavorò con le sue forze a trarre dall’organismo umano degli occhi, così l’uomo d’oggi può vivere secondo il suo spirito in modo che i suoi organi animico spirituali, ancora latenti, si sviluppino in modo analogo. Può venire il momento – e per molti è già venuto – in cui l’anima e lo spirito si trasformino come una volta si è trasformato il mondo fisico esteriore. Nascono nuovi occhi e nuovi orecchi attraverso i quali, dal circostante mondo spirituale dapprima oscuro e muto, penetra la luce e penetrano i suoni. L’evoluzione è possibile anche per addentrarsi nei mondi superiori; è questa l’iniziazione.

Iniziazione
L’iniziazione viene dunque considerata da Steiner proprio come un passaggio, che permette all’uomo di «addentrarsi nei mondi superiori», ma anche come un elemento che di per sé fortemente facilita e rinvigorisce questo contatto: «Le conoscenze e le capacità che vengono conferite all’uomo per mezzo dell’iniziazione, senza di essa potrebbero essere da lui acquistate soltanto in un lontanissimo avvenire […] e anche in forma del tutto diversa» (L’iniziazione).
E nel Reiki, non è forse la stessa cosa? Con l’iniziazione viene aperto un «canale energetico» che diventa il tramite di energie spirituali: la nostra natura più sottile, non materiale, si espande in tutta la sua pienezza, ponendosi come tramite oggettivo tra il corpo fisico e l’energia spirituale dell’universo. Questa connessione non è per l’uomo un fatto nuovo: era anzi una realtà comune nei tempi più antichi, insegna Steiner. In epoche remote, dunque, gli uomini vivevano questa realtà, ma in uno stato di coscienza che si potrebbe definire crepuscolare.
L’evoluzione umana ha arricchito l’individuo di consapevolezza e maturazione del sé, riducendo però progressivamente la connessione con i mondi spirituali. Tralascio ogni tipo di considerazione e di descrizione su quello che è stato il cammino dell’umanità, così come viene mostrato dalla scienza dello spirito. La fine dell’800, comunque, chiude quella che Steiner definisce l’epoca oscura (il Kali-yuga), e si apre una nuova epoca evolutiva. Reiki e Antroposofia sono non a caso frutti maturati in quel tempo, quando inizia per l’uomo la possibilità di integrare la propria eredità spirituale – fino a quel momento per così dire assopita – con la piena coscienza e responsabilità della nuova epoca.

Guarigione
In quegli antichissimi tempi, nell’India antica, anche l’effettuarsi delle guarigioni avveniva in modo diverso da come avvenne più tardi. Allora, con l’influsso esercitato sull’anima, si poteva ottenere un enorme effetto sul corpo […] Se si era consapevoli di quale effetto il malato abbisognasse, si poteva produrre l’influsso corrispondente sulla sua anima e, per tramite di questa, sul corpo fisico apportando la guarigione. Tutto ciò allora era elevato a un massimo grado, perché il medico indiano dominava in modo particolare quel genere di influssi sulle anime. Ci si renderà conto perciò che all’epoca indiana il guarire era un processo molto più spirituale di quanto non possa esserlo oggi. Ho detto espressamente: di quanto non possa esserlo oggi. In futuro però, ci riawicineremo a una tale forma di guarigione. La concezione spirituale del mondo, la somma di verità spirituali che abbiamo attinte dalle altezze del cosmo, fluirà entro le anime umane; così per l’umanità dell’avvenire diventerà essa stessa un rimedio curativo alimentato dall’interiorità più profonda dell’uomo. In avvenire la scienza dello spirito diventerà sempre più un farmaco per le anime.

Rispondendo alla domanda specifica se Reiki fosse una forma di guarigione spirituale Usui rispose: «È abbastanza corretto. Potremmo chiamarla così. Comunque la si potrebbe chiamare anche terapia fisica, poiché l’energia e la luce irradiano da tutto il corpo della persona che sta facendo il trattamento…».
Agli antipodi della terra, dunque, e negli stessi anni, Usui e Steiner sottolineavano lo stretto legame che la guarigione implica tra il corpo fisico e la dimensione spirituale.
Non voglio forzare o estrarre dal loro contesto elementi particolari per avvicinare a tutti i costi queste due correnti spirituali, né trasformare in una tesi quello che per me è una ricerca piena di meraviglia: certo è che diversi aspetti non marginali, ma anzi di profonda appartenenza sia al Reiki che all’Antroposofia, sono in profondo accordo.
So che molti potranno non condividere questa visione delle cose; so della diffidenza nei confronti di un cammino che può sembrare più vicino all’antica chiaroveggenza crepuscolare piuttosto che all’impegno consapevole e lucido di una nuova scienza spirituale, e so di quanto può apparire mentale la via della scienza spirituale rispetto all’apri tu-
ra sincera e senza risparmio del proprio cuore.
Ma so anche che l’universo della dualità e la ricerca dell’integrare e vivere gli opposti fa parte della storia dell’uomo. E so di non essere guidato dalla «mente» in questo percorso di ricerca cui ho cercato di dare una forma: anzi proprio questa forma, nel momento in cui la esprimo, nel momento in cui prende corpo, mi sembra subito angusta. Subito emergono istintivamente, proprio in me che scrivo, la critica e il giudizio.